Abbanoa: ancora guai

Ipotesi di reato inedite nell’ordinanza di sospensione dall’incarico firmata dal gip Giampaolo Casula
Spuntano intercettazioni telefoniche e incarichi di progettazione imposti direttamente dai vertici

Tre nuove inchieste su Abbanoa: adesso si parla di falso in bilancio
Il gip Giampaolo Casula conferma: esistono «gravi indizi di colpevolezza» che riguardano le «deprecabili condotte, abitualmente prevaricatrici e lesive dei diritti dei dipendenti» tenute dal direttore generale, Sandro Murtas. Ma a leggere l’ordinanza con la quale il dirigente è stato sospeso a tempo indeterminato dall’incarico, su richiesta del pm Giangiacomo Pilia, la vicenda giudiziaria di Abbanoa è ancora in gran parte da scrivere: illustrati col racconto dettagliato dei fatti e con l’esame degli aspetti di diritto i cinque capi d’imputazione per abuso d’ufficio, il giudice va oltre gli omissis e annuncia nelle 124 pagine del provvedimento che ci sono altre indagini in corso. Una è riferita alla sanzione da un milione e 80 mila euro inflitta ad Abbanoa dall’Antitrust per la sfilza di presunte irregolarità e azioni arbitrarie nella fatturazione dei consumi. Un’altra riguarda ipotesi di falso in bilancio e di erronea fatturazione ai consumatori finali di somme non dovute, messe in luce dall’Aeegsi. Una terza inchiesta è nata dalla querela di una dipendente per «attività vessatorie» e per «apprezzamenti sulla sua omosessualità» da parte di Murtas, che ricorrerà presto al tribunale collegiale contro la misura cautelare firmata da Casula lo scorso 22 marzo. In attesa degli sviluppi, la ricostruzione dei fatti elaborata dalla Procura e dalla Guardia di Finanza descrive una situazione di estrema tensione all’interno di Abbanoa, dove personale qualificato viene messo da parte, trasferito, vessato e spesso sostituito con contratti a termine indicati dal dg Murtas senza alcuna selezione pubblica. Su tutti spicca la vicenda di Valentina Figliola, un avvocato che lavorava all’area recupero crediti: verbali e corrispondenza mail alla mano, il giudice descrive il demansionamento immotivato di cui è stata vittima, con un paradosso nella fase finale. Estromessa da qualsiasi decsione e retrocessa da un giorno all’altro allo sportello clienti di Iglesias, la funzionaria ricorre per mobbing al giudice del lavoro ed è qui che compare la spiegazione dell’azienda, riportata dal giudice Casula nella misura: «È molto più facile – secondo Abbanoa – accedere a un centro di dimensioni più limitate quale Iglesias piuttosto che a una grande città come Cagliari». Come dire: una distanza casa-ufficio che cresce da 7 a 59 chilometri sarebbe un vantaggio per la dipendente e non una punizione. Di questo presunto abuso d’ufficio è chiamato a rispondere anche l’ex credit manager Massimo Cossu, che si è dimesso nei giorni scorsi. Ma le pagine calde dell’ordinanza sono altre. Il gip punta il dito sui 23 incarichi di progettazione per 210 mila euro nel Piano del Sud, conferiti agli ingegneri senza il parere dell’Autorità d’ambito, imponendo i nomi ai responsabili del procedimento «con lettere precompilate, senza alcuna selezione e controllo dei requisiti e saltando i professionisti già in organico»: chi rifiuta di obbedire sparisce dall’organigramma di Abbanoa su disposizione di Murtas. Poi quello della direzione opere, smantellata e sostituita con una struttura operativa esterna affidata all’ex dirigente comunale Paolo Zoccheddu, con defenestrazione e minaccia di licenziamento per la dirigente titolare. Ancora: gli incarichi milionari per i servizi legali, di cui rispondono anche l’ex amministratore Carlo Marconi – sott’accusa in concorso con Murtas per quattro capi d’imputazione – e l’attuale Alessandro Ramazzotti. Qui le accuse di abuso d’ufficio sono due: una per i primi conferimenti a sei studi di avvocati (34 milioni di euro), l’altra per la manifestazione d’interesse del 2014 che ha premiato quelli di Giuseppe Macciotta e Francesco Pisenti per altri 56 milioni, con profitti potenziali enormi e anticipazioni sulle spese. Su questo punto dell’inchiesta c’è una novità assoluta: il pm Pilia ha disposto l’intercettazione dell’utenza telefonica di Murtas, nell’ordinanza è riportata solo una conversazione – priva di profili di reato – con l’avvocato Macciotta.

Fonte:La Nuova sardegna

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La Procura invia le Fiamme Gialle alla sede per allontanare il dirigente interdetto Murtas in ufficio, arriva la Finanza
CAGLIARI: Incassata l’ordinanza di sospensione dall’incarico, il direttore generale Sandro Murtas si è presentato ugualmente agli uffici di Abbanoa, in viale Diaz. Ha salutato alcuni funzionari, si è trattenuto a parlare con l’amministratore Alessandro Ramazzotti. Pochi minuti e un’auto della Guardia di Finanza è comparsa all’ingresso della società. Ma quando i finanzieri, mandati direttamente dal pm Giangiacomo Pilia, hanno raggiunto i piani alti degli uffici, Murtas era già andato via. Di lui restavano le foto della sua automobile e alcuni filmati, girati forse dagli stessi dipendenti che hanno allertato la Procura. Adesso l’ex direttore generale è in ferie, mentre lo scenario prossimo venturo resta incerto. Le prime voci davano un ritorno immediato di Murtas con incarico diverso, annunciato ad alcuni dirigenti dall’amministratore, che ha provvisoriamente assunto i poteri di direttore generale. Sembra che questo progetto, alla luce dei pareri legali e dell’arrivo della Finanza, sia stato accantonato. L’attenzione si sposta quindi sul ricorso in appello contro l’ordinanza del gip Casula, cui lavora l’avvocato Massimiliano Ravenna. La sorte di Murtas è legata alla decisione-bis: dentro o fuori lo stabiliranno i giudici della seconda sezione del tribunale, che studieranno anche il problema dei termini di sospensione. Il gip non ha indicato una scadenza, la legge sembrerebbe prevederla. Il perché della sospensione – le esigenze cautelari – sono riferite alle accuse di abuso d’ufficio, all’umiliazione dei dipendenti, ai comportamenti riassunti nella mail del revisore legale e del sindaco di Abbanoa, datata 25 novembre 2012, che il gip riporta testuale a motivazione del provvedimento: «La continuità aziendale – è scritto – è stata pregiudicata già da una conduzione incompetente dell’azienda, ogni giorno che passa escono ordini di servizio che portano ad un sempre maggiore accentramento della struttura, delegittimazione dei dirigenti, appiattimento delle funzioni ai livelli bassi, insomma l’unico obbiettivo pare “divide et impera” – dividi e comanda – e non anche efficienza e operatività».
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