Consiglio comunale a Badu ‘e Carros

Intervento consiglio comunale in carcere del 27.01.2017

Dati nazionali

Il carcere dovrebbe avere finalità rieducative e risocializzanti, come previsto anche dall’art. 27 della Costituzione, che però sono state disattese, se il principio teorico non ha funzionato dobbiamo porci il problema per uscire da una politica carceraria quasi esclusivamente punitiva, chi esce dal carcere trova moltissime difficoltà a reinserirsi nel mondo lavorativo e crearsi una nuova vita.

Sovraffollamento

Alcuni dati possono dare l’idea della situazione carceraria in Italia. Il tasso di sovraffollamento (numero di detenuti rispetto al numero di posti letto regolamentari) è del 106%, risultano ancora 9.000 i detenuti che vivono in meno di quattro metri quadrati a testa, standard minimo previsto dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa.

Al 30 giugno 2016 i detenuti nelle carceri italiane erano 54.072, mentre la capienza regolamentare, secondo il Ministero della Giustizia, è pari a 49.701 posti, di contro in 6 anni gli istituti penitenziari sono diminuiti da 209 a 193 per esigenze di razionalizzazione[1].

Attesa di giudizio e custodia cautelare

I dati sui detenuti in attesa di sentenza definitiva sono ancora troppo alti, risultano il 34,6% del totale, circa uno su tre, a fronte della media europea è del 20,4%, cresce anche il numero di detenuti in custodia cautelare [2].

Misure alternative e recidiva

Nell’anno 2015 solo lo 0,79% delle persone che scontavano una misura alternativa ha commesso un nuovo reato, percentuali irrisorie, a testimonianza del fatto che investire sulle misure alternative conviene e non mette a rischio la sicurezza[3].

Quindi se si aprono le porte del carcere, per adottare misure alternative, il reato si riduce al 17%, mentre risulta del 67% se la detenzione viene scontata dietro le sbarre fino a fine pena“.

Salute mentale in carcere

La salute mentale in carcere è stata una riforma incompiuta, si calcola che oltre il 50% dei detenuti assume terapie farmacologiche per problemi psichiatrici. La normativa prevede la creazione di appositi servizi di assistenza psichiatrica in carcere.

Opportunità di lavoro

Una delle principali cause che impediscono ai detenuti di mantenere la dignità di esseri umani è la mancanza cronica di opportunità di lavoro, su questo versante c’è stato un taglio draconiano delle risorse ministeriali.

Le esperienze che sono state portate avanti in questi anni dimostrano come l’inserimento lavorativo dei soggetti sottoposti a misure penali, rappresenti uno strumento efficace di reinserimento sociale e un importante strumento contro la reiterazione dei reati da parte degli stessi soggetti.

La situazione del carcere di Badu ‘e Carros

Il Garante dei detenuti, nelle relazioni avute a disposizione, ha evidenziato alcuni miglioramenti nella situazione carceraria a Badu ‘e Carros ma anche delle criticità, che sono comuni alla maggior parte delle carceri italiane.

Sovraffollamento

Il sovraffollamento assoluto non risulta essere un vero problema, infatti a fronte di una disponibilità di 205 posti letto disponibili vi sono 170 detenuti, permane però il problema del “sovraffollamento relativo” “in quanto non ancora risolto il problema degli ergastolani che di diritto dovrebbero stare in una cella singola o di coloro che per motivi di salute hanno necessità di spazi particolari“. Risultano spazi angusti con detenuti costretti a vivere anche 4 – 5 nella stessa cella.

Strutture e socializzazione

Permangono nel carcere problemi di strutture adatte per una maggiore vivibilità e socializzazione. Il Garante evidenzia come “ … si è provveduto a realizzare il regime aperto delle celle e la sorveglianza dinamica” ma “nel circuito Alta sicurezza invece non è stato possibile mettere in atto tale modalità in quanto mancano gli ambienti comuni, gli spazi e la struttura architettonica … non consente la permanenza al di fuori delle celle di più persone contemporaneamente“.  Quindi strutture carcerarie poco adatte[4].

Benessere mentale

Anche il Garante pone l’attenzione al “benessere mentale dei detenuti: la salute psicologica e le patologie psichiatriche sono infatti un tema di rilevanza enorme durante il periodo di sconto della pena … Parallelamente alla questione disagio psicologico e psichiatrico viaggia la questione legata ai suicidi  e agli atti autolesionistici …”.

Tema del lavoro

Fondamentale per la risoluzione di tanti problemi il tema del lavoro, il Garante evidenzia come “Vale la pena ricordare che il lavoro, oltre che restituire dignità e consentire di  sentirsi capaci di provvedere a se stessi incide notevolmente sulla recidiva“.

Purtroppo però anche a Badu ‘e Carros “Il tasso di coloro che lavorano dentro le mura resta tuttavia irrisorio”, si analizza la nostra realtà territoriale in cui “il lavoro all’esterno offerto dall’imprenditoria locale e da aziende è pressoché inesistente … non esiste nella nostra città … uno sportello cui fare riferimento per l’incontro tra domanda ed offerta, né un’offerta legata a cooperative di detenuti“.

Ma sopratutto pone l’accento sul fatto che “Non è stato vinto ancora il vincolo della diffidenza verso chi ha patito il carcere … ”.

Portavoce M5S Nuoro

Tore Lai

[1] I dati disponibili più recenti (al 31 dicembre 2016) indicano che i detenuti nelle carceri italiane sono 54.653 (stranieri sono 18.620), di cui condannati per reati di droga sono 18.491 (6.722 stranieri). Si tenga conto che sempre in base agli ultimi dati disponibili (31 dicembre 2016), i detenuti usciti dalle carceri italiane per effetto della legge 199/2010 sono 20.522 (6.347 stranieri) (Fonte: Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato – sezione statistica) –

[2] È quanto evidenzia il dodicesimo rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione presentato a Roma il 15 aprile del 2016, http://www.internazionale.it/notizie/2016/04/15/italia-carcere-antigone. Antigone è un’associazione politico-culturale a cui aderiscono prevalentemente magistrati, operatori penitenziari, studiosi, parlamentari, insegnanti e cittadini che a diverso titolo si interessano di giustizia penale.

[3] “Antigone nelle carceri italiane“ pre-rapporto 2016 sulle condizioni di detenzione Roma – 28 luglio 2016

[4] Il Garante lamenta come “Molti dei casi  in cui l’attenuazione dei diritti, quand’anche la mancata osservanza dei diritti derivati da norme e disposizioni” lo hanno portato “a intensificare la sua azione e le sue richieste alla Direzione generale detenuti e trattamento per sollecitare delle risposte o avere chiarimenti in merito soprattutto alle indicazioni contenute nella circ. 3654/6104 del 2013“ (principio di territorialità).

 

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