CONSIGLIO COMUNALE DEL 09 Febbraio 2017

CONSIGLIO COMUNALE DEL 09 Febbraio 2017

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comune nuoro

Ordine del Giorno:

  1. INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE: – PINETA DI UGOLIO – CONS. LAI.
  2. COSTITUZIONE UFFICIO DI PRESIDENZA: ELEZIONE DEL VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE ESPRESSIONE DELLA MINORANZA – ART. 40 DEL D.LGS 267/2000.
  3. RELAZIONE FINALE COMMISSIONE INDAGINE CONOSCITIVA A CURA DEL COORDINATORE GIUSEPPE MONTESU
  4. COMMISSIONE DI INDAGINE CONOSCITIVA ART. 26, 2° COMMA DELLO STATUTO COMUNALE: PROROGA INCARICO.

PUNTO UNO ALL’ORDINE DEL GIORNO: INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE: – PINETA DI UGOLIO – CONS. LAI. Il Consigliere Lai può iniziare l’esposizione. CONSIGLIERE LAI Buonasera a tutti, cittadini compresi. Si è venuti a conoscenza come Movimento 5 Stelle dell’imminente restituzione ai legittimi proprietari della pineta di Ugolio. L’area di circa 50 ettari di superficie venne più o meno cinquant’anni fa sottratta all’utilizzo dei legittimi proprietari per finalità di difesa idrogeologica in applicazione del Regio Decreto 3267 del 1923, prima all’ispettorato Foreste, poi all’Ente Foreste e ora dall’Agenzia Forestas. Tale attività ha determinato la formazione di un bosco oramai maturo che quindi impone la restituzione ai proprietari, ma da anni la pineta rappresenta per Nuoro un vero e proprio parco cittadino, fruito dai nuoresi per attività sportive e ricreative e sede anche di diverse manifestazioni anche a carattere regionale. Ricordiamo inoltre il valore riconosciuto dal punto di vista archeologico tra cui la presenza del Nuraghe Ugolio. La gestione del predio in questione infatti è sempre stato quello di bosco-parco ove si è sempre cercato di rendere il parco fruibile a tutti i cittadini, dai più giovani sino ai più anziani, in cui ciascuno in base alle proprie aspirazioni può svolgere varie attività sia sportive che trascorrere il proprio tempo libero in contatto con la natura nel cuore della città. Valutando gli aspetti normativi, il combinato disposto dei commi 1 e 2 della Legge n. 8/2016 prevede la restituzione dei terreni ai legittimi proprietari soggetti ad occupazione temporanea ai sensi del Regio Decreto sopra citato, per cui l’agenzia Forestas a breve sarà obbligata all’ottemperanza di quanto previsto dalla suddetta normativa. Per noi del M5S una naturale definizione di questo stimabile parco potrebbe a cura dell’I.D.N. S.n.c. 5 essere l’acquisizione del bene nel patrimonio comunale nuorese. A questo proposito sarebbe utile verificare se ci sia un avanzo in bilancio di circa € 700.000 dalla mancata acquisizione di alcuni terreni del Monte Ortobene, in quanto si potrebbe utilizzare tale somma per l’acquisizione della pineta di Ugolio. Altra valutazione potrebbe essere quella di acquisire il parco nel patrimonio comunale mediante una permuta da decidere con i legittimi proprietari. Una volta acquisito tale bene, si potrebbe ipotizzare una migliore gestione del bosco, magari dandolo in concessione all’Agenzia Forestas che, a differenza dell’attuale occupazione temporanea, permetterebbe un maggior incremento degli investimenti e degli interventi migliorativi. In un periodo di crisi occupazionale come questo non si deve trascurare anche la ripercussione lavorativa che la pineta di Ugolio potrebbe dare. Queste nuove modalità di gestione, permetterebbero alla cittadinanza nuorese la possibilità di poter sfruttare al massimo le potenzialità di questo meraviglioso parco. Considerata la grave perdita per i cittadini nuoresi se ci fosse la restituzione della pineta ai legittimi proprietari, si chiede se: – si è a conoscenza della imminente restituzione della Pineta di Ugolio agli aventi diritto; – sia vera la notizia che nel bilancio di questo Comune siano presenti delle somme residue, derivanti dall’acquisizione di fondi dal Monte Ortobene e quindi se sia possibile utilizzarle per l’acquisizione della Pineta di Ugolio; – sia stata attivata una interlocuzione con i proprietari dei terreni e con l’Agenzia Forestas; – quale soluzione comunque sia si intende attuare per evitare che i nuoresi si trovino privi di questo importante parco cittadino. PRESIDENTE Prego Assessore Sanna, può rispondere. ASSESSORE SANNA Grazie Presidente, saluto tutti i presenti e ringrazio per il Consigliere Lai per l’interpellanza posta relativamente ad un tema che effettivamente fu anche all’attenzione della stampa non molto tempo fa. Effettivamente, come lei ben richiama nella premessa della sua interrogazione, la Legge Regionale N. 8 del 2016, istitutiva dell’Agenzia Forestas in sostituzione dell’ex Ente Foreste della Sardegna, impone per norma la restituzione di tutte le terre a cura dell’I.D.N. S.n.c. 6 in occupazione derivanti appunto dalle norme che lei richiamava. Occorre ricordare che lo stesso Monte Ortobene nella sua interezza è attualmente gestito da Forestas in regime di occupazione. Pertanto il problema andrà in qualche modo ad interessare anche tutta la superficie forestale del Monte Ortobene, non tanto per la rilevanza che può assumere rispetto ai terrei di proprietà comunale, che ricordiamo essere circa 850 ettari già acquisiti al patrimonio comunale, quanto però per quelli che poi torneranno chiaramente in capo ai privati per quanto riguarda la gestione. Esattamente, vige questo regime di occupazione. Relativamente alla pineta di Ugolio, come lei giustamente richiama, la stessa è completamente di proprietà privata, quindi appartiene a dei privati i quali a suo tempo fecero anche istanza legale di restituzione di queste aree che poi si concluse per volontà degli stessi con un nulla di fatto, nel senso che le are naturalmente sono soggette ad una serie di vincoli sia dal punto di vista urbanistico che soprattutto dal punto di vista forestale. Cioè per quanto possa cessare lo stato di occupazione da parte di Forestas permarrebbero tutti i vincoli di tipo forestale e soprattutto paesaggistico in seno all’area. E’ pur vero che gli stessi proprietari potrebbero essere liberi di recintare e quindi di chiudere la proprietà privata naturalmente, secondo quelli che sono i loro diritti, però avrebbero l’obbligo di gestirne la parte forestale. Da questo punto di vista appare chiaro che un’interlocuzione di tipo costruttivo, con un impegno da parte dell’Amministrazione, può essere quello di… Noi già abbiamo sentito Forestas che gestisce appunto l’area rispetto ad una concessione poi volontaria da parte dei privati al medesimo ente. Cioè la Legge Regionale che stabilisce la restituzione non vieta però poi, anzi incentiva, la concessione di terreni boscati e forestali in uso ai cantieri appunto dell’agenzia Forestas. Questo sarà un argomento che evidentemente ci troveremo ad affrontare per il Monte Ortobene come Consiglio Comunale, quindi per quanto riguarda i terreni in capo al patrimonio comunale, e naturalmente cercheremo un’interlocuzione con le famiglie e con i proprietari affinché, nelle more di un impegno che possiamo prendere quando si verificherà l’opportunità di poter acquistarli. Da questo punto di vista, per rispondere ai suoi quesiti, “si è già a conoscenza di questo fatto?”, si è già interloquito e si interloquisce tuttora con la direzione a cura dell’I.D.N. S.n.c. 7 provinciale dell’agenzia Forestas. Rispetto ai fondi che lei cita, relativamente all’acquisizione delle aree del Monte Ortobene, la vedo dura nel senso che quei fondi sono attribuiti al Comune di Nuoro con Legge Regionale, una legge del 1999, che attribuivano al Comune di Nuoro 7 miliardi di lire allora per l’acquisizione dei terreni dei privati, di quello che veniva definito il parco urbano del Monte Ortobene, e in parte per l’acquisizione di alcuni stabili anche al di fuori del perimetro del Monte Ortobene per la creazione di musei o di case storiche e quant’altro. Di questi 5 miliardi e mezzo rimangono ancora da spendere pressappoco la cifra che lei ha citato, cioè circa 700.000 euro. Di questi 700.000 euro è già attribuita alle casse comunali la somma di quasi 300.000 euro, mentre rimangono ancora da accreditare le cifre restanti, quindi circa 400.000 euro. Noi siamo stati in Regione all’Assessorato all’Ambiente proprio per parlare di queste cifre perché soprattutto la seconda tranche, quella ancora da accreditare, rischiava peraltro la perenzione, per non dire che andavano compiuti degli atti negli anni passati di rendicontazione, perché le cifre venivano attribuite per stati di avanzamento, quindi occorreva rendicontare e mancavano ancora da rendicontare circa 20.000 euro. Con l’Assessorato Regionale all’Ambiente, in virtù dell’appena approvato piano di gestione della ZPS, che prevede tra le altre prescrizioni quella di redigere un piano della viabilità e della sentieristica, che di fatto agli atti non esiste. Quindi si è pensato di indirizzare prioritariamente la spendita di questi fondi per l’acquisizione di quelle aree private che intersecano i sentieri del Monte Ortobene, di modo da rendere la percorrenza dei sentieri interamente su area pubblica. Questo può essere attivato anche mediante procedure coattive, diciamo così, espropriative, che sono previste appunto dalla Legge del 1999. Per questo motivo abbiamo dotato le strutture, come spesa propedeutica sostanzialmente alla realizzazione di quanto descritto, di dotazioni quali GPS e altri strumenti utili chiaramente alla rilevazione cartografica di questi siti. Questo per i richiamati fondi del Monte Ortobene. Molto interessante dal mio punto di vista appare invece la proposta che lei fa relativamente a eventuali permute, anche con i proprietari. Ora, in questo momento il Comune non ha, a parte le aree del monte che chiaramente non sono permutabili, aree che possano destare grande interesse. La prospettiva potrebbe essere ricondotta al famoso piano di risanamento a cura dell’I.D.N. S.n.c. 8 dell’area di Testimonzos etc, all’interno della quale, nell’ambito del prospettato piano di risanamento, è prevista la cessione di una percentuale variabile del 40 all’80%, di terreni a favore del Comune. A quel punto, se Dio vuole che si attui questo importante progetto di risanamento, il Comune potrebbe avere a disposizione una certa quantità di aree in posizione anche interessante che potrebbero interessare nell’eventuale permuta. Ritengo che questo tipo di impegno come indirizzo possa anche essere in qualche modo preso, chiaramente per quello che può valere questo tipo di impegno, nel senso che poi dipende dal verificarsi di tutta una serie di altre concause. Altra proposta che mi è capitato di fare direttamente all’ex commissario dell’Ente Foreste e oggi direttore generale invece dell’agenzia Forestas, il professor Pulina, è quella dell’acquisto della pineta di Ugolio, alla stregua di ciò che avvenne nella foresta demaniale di Jacu Piu. Questo perché Forestas può avere la dotazione finanziaria per l’acquisizione di aree interessanti dal punto di vista forestale. È questa proposta – loro dicevano – che valuteremo, stante però il problema che speriamo non sfoci rispetto ai livelli occupazionali, la dotazione finanziaria dell’agenzia è molto inferiore a quella dell’ex Ente Foreste. Loro hanno rilevato questa criticità che, ripeto, speriamo non si ripercuota sui livelli occupazionali perché potrebbe ingenerare chiaramente tensioni sociali molto importanti nei paesi dell’interno. Quindi l’interlocuzione c’è, da questo punto di vista potremmo farci promotori anche di un incontro o più incontri o comunque di interlocuzioni tra i privati e l’agenzia Forestas, ripeto, sempre con quella che per oggi può restare soltanto una promessa campata in aria. Cioè noi potremmo anche proporre all’Assessorato all’Ambiente di dotarci finanziariamente per l’acquisizione di quest’area che certamente avrebbe una rilevanza notevole essendo, come lei diceva, l’unico vero parco urbano della nostra città. Questo è l’iter e lo stato dell’arte, rispetto al quale mi preme anche dire un’altra cosa: quando si attuerà questo e quando si potrà iniziare a parlare anche di convenzioni, di cessioni a favore di Forestas etc, dipende dell’approvazione dello statuto, perché c’è da rilevare che l’agenzia è costituita ma non ha ancora uno statuto. Quindi nelle more dell’approvazione definitiva dello statuto di Forestas diciamo a cura dell’I.D.N. S.n.c. 9 che la situazione rimarrà… perché penso che di queste criticità, vista l’estensione dei terreni in occupazione gestiti da Forestas, riguardi certamente il Comune di Nuoro ma penso riguardi tantissimi Comuni della Sardegna. Quindi speriamo che il problema venga posto anche a livello regionale su un piano più generale. Mi dicono che lo statuto sia stato licenziato sotto forma di bozza sostanzialmente dalla Giunta Regionale nel dicembre 2016 e pare che ora sia all’attenzione delle commissioni consiliari del Consiglio Regionale. PRESIDENTE La parola al Consigliere Lai, può replicare. CONSIGLIERE LAI Ringrazio per la risposta esaustiva, però provo un attimino a evidenziare e a focalizzare alcuni punti. Mi pare di aver capito che c’è un rapporto costante, per cui dovremmo evitare il pericolo che poi comunque sia si possano chiudere i terreni. Cioè c’è questo rapporto. E’ vero che, come diceva lei, i proprietari poi avrebbero l’onere di gestirli, però è anche vero che comunque sia questo lo possono fare e quindi è un pericolo “potenziale”. Quindi il fatto che ci sa questo rapporto dovrebbe portare in un modo o nell’altro a una soluzione positiva. Dall’altro che ho capito mi pare che due siano concretamente le possibilità, perché il finanziamento del Monte non si potrà utilizzare e quindi l’acquisto da quel punto di vista è difficile, quindi rimangono le altre due: una possibile permuta legata a Testimonzos o comunque a scelte che l’Amministrazione penso che possa fare, e l’altra sarebbe che lo acquisti Forestas. Questo è il discorso? ASSESSORE SANNA Sì. CONSIGLIERE LAI A posto, grazie. 

PUNTO TRE O.D.G.: RELAZIONE FINALE COMMISSIONE INDAGINE CONOSCITIVA A CURA DEL COORDINATORE GIUSEPPE MONTESU.

La parola al Consigliere Lai. CONSIGLIERE LAI Un piccolo appunto alla precisazione del Presidente: la commissione ha lavorato non solo per fare opera storica e di conoscenza ma anche per portare ed evidenziare tante di quelle anomalie che secondo me vanno ben ponderate proprio dalla Giunta che governa adesso la città. Il lavoro della commissione ha riguardato debiti fuori bilancio che purtroppo a Nuoro stanno diventando la norma, mentre invece dovrebbero se un’eccezione. La regola dovrebbe essere quella di operare ed amministrare bene e quindi non avere periodicamente delle sentenze che mettono sempre più in crisi che casse comunali. E’ invece uno stillicidio continuo. Sono solo di questi giorni due nuove sentenze contro il Comune di Nuoro che andranno a determinare ulteriori debiti fuori bilancio. Il TAR Sardegna ha condannato infatti l’Amministrazione Comunale al pagamento di circa 1.293.000 euro per il vecchio appalto dei rifiuti, risalente al 1985. Ecco quindi, Presidente, che siamo in realtà in piena attualità, non in evoluzione storica. PRESIDENTE Dicevo semplicemente che il ruolo della Procura è svolto da altri enti, quindi non siamo noi a occuparci di questo. CONSIGLIERE LAI Certo, però l’Amministrazione può fare tanto per i chiarimenti e quant’altro. Il Comune di Nuoro è stato condannato in quanto aveva procurato la invalidità dell’appalto causa errori di procedura di aggiudicazione. a cura dell’I.D.N. S.n.c. 24 Vi è poi una pretesa milionaria di oltre 1.700.000 euro, pretesa ovviamente tutta da verificare, per avere negato un’autorizzazione all’apertura di un supermercato, causa un abuso edilizio. Sta di fatto che il Consiglio di Stato ha confermato il pronunciamento del TAR e quindi parliamo di una sentenza definitiva. Dicevamo che ormai sta diventando regola ciò che dovrebbe essere eccezione. Infatti l’Art. 194 del Testo Unico degli enti locali prevede il riconoscimento dei debiti fuori bilancio in fattispecie ben precise e limitate, tra cui appunto le sentenze esecutive. Che non parliamo di procedure normali lo si può capire dalle modalità di finanziamento su cui si pongono certi limiti . Infatti il finanziamento delle spese suddette deve avvenire tramite le economie di spesa oppure tramite i proventi derivati da alienazioni di beni patrimoniali disponibili. Solo come ultima ratio si dovrebbe far ricorso a mutui, motivando l’impossibilità di utilizzare altre risorse. Le tasse comunali del Comune di Nuoro purtroppo sappiamo essere precarie da tanto tempo, per cui si è dovuto prevedere sistematicamente quindi al ricorso a mutui, anche ultimamente. Ricordiamo che con il rendiconto del 2015 si era certificato un indebitamento per prestiti, in massima parte con la Cassa Depositi e Prestiti, nei confronti di tale ente dovranno essere versate quote semestrali fino al 2040 per un totale tra capitale e interessi di oltre 68 milioni di euro. Parliamo mediamente di 3 milioni di euro l’anno. Ricordiamo, perché ho anche il rendiconto 2014, dove si era certificato un disavanzo di amministrazione di oltre 16 milioni di euro, e quindi sono oltre altri 550.000 euro che ricadono sulle tasche dei nuoresi all’anno. L’accensione di mutui ha conseguenze gravi. Per circa trent’anni i nuoresi dovranno contribuire ogni anno con maggiori spese e con minori servizi al ripiano di una somma di oltre 3 milioni e mezzo di euro all’anno. Quindi quando parliamo di debiti fuori bilancio parliamo di piena attualità del Comune di Nuoro. I lavori della commissione. Intanto ringrazio il coordinatore Beppe Montesu perché anche come voce storica, diciamo così, ha incanalato lui i lavori e a evidenziato poi quello che è stato il lavoro su cui tutti abbiamo comunque contribuito. La commissione indagine, come è stato poco fa ricordato, ha lavorato su tre casi in cui si sono potuti mettere in a cura dell’I.D.N. S.n.c. 25 evidenza tutti i limiti dell’azione politica e amministrativa nella città di Nuoro. I debiti fuori bilancio non sono un tragico destino ma la conclusione di negligenze, incompetenze, azioni colpose e a volte probabilmente anche dolose. Nella disamina dei debiti fuori bilancio è emerso, in alcuni casi, una corsa alla minimizzazione delle proprie responsabilità che devono essere analizzate non fosse altro perlomeno per non ripetere gli stessi errori nel futuro. Deve evidenziarsi infatti che parliamo di situazioni che coinvolgono, a vari livelli politici, dirigenti, funzionari, liberi professionisti ed avvocati, parte dei quali operano ancora presso il comune di Nuoro a vario titolo. Analizzo velocemente i tre casi cercando, per quanto possibile, di integrare la relazione esaustiva del coordinatore Montesu. Per quanto riguarda la strada di accesso alla nuova caserma dei Vigili del Fuoco, il primo elemento che viene in evidenza è stato ben caratterizzato ed evidenziato da Beppe Montesu e riguarda la decisione di modificare le norme urbanistiche. Infatti l’area interessata ricadeva nel piano particolareggiato di Badu ‘e Carros, in cui l’Art. 40, delle norme di attuazione prevedeva la stipula di apposita convenzione tra il Comune e i proprietari che volevano intraprendere attività edificatoria. Ebbene, con deliberazione del Consiglio Comunale nel 1981 fu modificato tale articolo prevedendo, in alternativa alle convenzioni, il rilascio di concessioni ad edificare, per cui si doveva procedere all’acquisizione delle aree, necessarie alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primarie e secondarie mediante esproprio. Quello che prima poteva essere ottenuto con una convenzione con i proprietari delle aree ora diventa realizzabile solo con esproprio, determinando quindi le tante ed infinite cause presso il Tribunale. Con il senno del poi si può chiaramente evidenziare che è davvero difficile capire una scelta del genere. Infatti Il debito fuori bilancio in discussione è inerente ad una causa di esproprio di un terreno destinato alla realizzazione della strada di collegamento alla Caserma dei Vigili del Fuoco. Attivare procedure di esproprio hanno determinato a Nuoro, come in tante altre parti d’Italia, grossi problemi. Come Movimento 5 Stelle avevamo denunciato, in precedenti interventi in Consiglio Comunale, la prassi errata in anni passati nella esecuzione degli espropri. a cura dell’I.D.N. S.n.c. 26 Inesattezze procedurali, quali per esempio occupazioni di urgenza poi non completate con la procedura di esproprio vera e propria. A Nuoro, e non solo, si usava questo sistema non corretto, aggravato da una normativa che consentiva di espropriare a prezzi bassi. Le procedure sono poi cambiate, in particolare la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con Sentenza del 2006, aveva affermato e sancito che l’indennità di esproprio deve essere pari al giusto ristoro o al valore di mercato se esproprio illegittimo. Eppure risulterebbe che ci sono stati progettisti che, ancora in anni recenti, hanno presentato al Comune di Nuoro dei progetti con dei costi di esproprio con cifre risibili con la motivazione che “tanto poi sarà il Tribunale a decidere per gli espropri”. Su queste cose si può chiaramente andare a vedere perché i documenti sono tutti sempre nel Comune di Nuoro, progetti compresi. Il debito fuori bilancio in questione nasce da una procedura espropriativa portata a termine invece in maniera corretta, anche se il risarcimento proposto all’espropriato non è risultato congruo, in quanto calcolato all’origine secondo criteri che venivano utilizzati prima della sentenza del 2006. Infatti con progetto definitivo l’area di espropriazione veniva valutata per un totale di quasi 400.000 euro e tale valore veniva confermato con il Decreto di Esproprio del 2008. Come può notarsi questa data è successiva a quella della sentenza della Corte Europea del 2006. I proprietari dei terreni non accettavano tale importo e si arrivava quindi al Collegio Arbitrale composto da tre tecnici: uno per le due parti in causa più uno per il Tribunale. La maggioranza dei componenti, la parte dei proprietari e quella del Tribunale, a maggioranza decidevano per un valore di 1.260.000 e rotti. Il Comune di Nuoro non accettava tale valore e ricorreva alla Corte di Appello che con sentenza del 2014 condannava il Comune di Nuoro ad un’indennità di espropriazione di 2.700.000 euro e oltre. Insomma, la valutazione finale del Tribunale quindi è stata quasi sette volte di più rispetto alla valutazione iniziale del Comune di Nuoro e più del doppio rispetto a quanto era stato accettato dai proprietari in sede di arbitrato. Questo dovrebbe secondo me portare a diverse considerazioni, quando accennavo prima che ci sono anche in questo caso… non vorrei puntare la luce sugli avocati perché hanno cercato qua anche di proporre, di cercare di fare un albo dove si potessero vedere dei criteri. E certamente lo riproporremo, perché anche questa è a cura dell’I.D.N. S.n.c. 27 un’analisi che secondo me deve essere evidenziata. Esproprio area Ortu e Tissi e cooperativa Olimpia. Di questa causa evidenziamo solo alcuni aspetti significativi che sono stai ben esposti dalla relazione della commissione. A seguito di approvazione con deliberazione del Consiglio Comunale del 1976 veniva assegnata alla Cooperativa il diritto di superficie su un’area di oltre 2000 metri quadri. Con atto separato veniva approvata la convenzione in cui si specificavano tutte le condizioni e gli oneri di urbanizzazione, ma di tale convenzione non sono stati rintracciati gli atti. Non sono stati trovati nemmeno gli atti di un’altra convenzione, stipulata successivamente, per consentire una diversa destinazione d’uso dei locali non strettamente necessari alla residenza. Locali, inizialmente previsti come aree Pilotis, da destinare ad attività commerciali, direzionali e terziarie per il tempo necessario ad ammortizzare un mutuo di 25 anni, con impegno della cooperativa poi di cedere tali locali al Comune per usi compatibili con le esigenze abitative. Come detto, di tale convenzione non si è trovata traccia; sta di fatto che su una parte di questi locali vi è una banca, fatto che crea una qualche perplessità considerato che l’area era stata espropriata per destinarla a edilizia economica e popolare, quindi nulla ha che a vedere con una attività bancaria. Su questa disamina non posso che ricordare l’esortazione fatta dal coordinatore Montesu, in cui “in tutta la vicenda si evincono lacune comportamentali sia della parte politica che della parte amministrativa che meriterebbero di essere indagate meglio con mezzi migliori di quelli che questa commissione dispone”. L’ultimo caso, velocemente, sul Palazzetto dello Sport. In realtà sono venuti in rilevo i fatti di cronaca di questi giorni, quindi non possiamo che ribadire che quello di cui stiamo parlando non sono accenni storici ma sono dati concreti e reali che sempre ritornano ed emergono nella vita politica dei nuoresi e purtroppo anche sulle loro tasche. Il rilievo di cronaca di questi giorni è la notizia della perdita dei 9 milioni a seguito della revoca da parte della Regione Sardegna; si sapeva solo della revoca di tre milioni – almeno così pareva essere – e invece adesso scopriamo anche degli altri sei milioni. Sarebbe mancata l’obbligazione giuridicamente vincolante, non si era definita la procedura a seguito dell’aggiudicazione provvisoria, così sembrerebbe, quindi in a cura dell’I.D.N. S.n.c. 28 realtà la revoca è avvenuta per tutti i 9 milioni. Parliamo del finanziamento del 2007 per fare nascere la Cittadella sportiva, cui fece seguito la pubblicazione del bando del 2011 e l’aggiudicazione provvisoria nel 2012. Nel 2015 la Regione sembra che avesse comunicato al Comune di Nuoro il definanziamento di tutte le opere non iniziate prima del 2008. Insomma, credo che potrebbe essere un’occasione, se è possibile, che gli interessati della precedente Giunta e la nuova Giunta facciano un po’ di chiarezza su questa cosa che riguarda fatti molto attuali. Se è possibile, visto che è un argomento… Un pasticcio su cui si dovranno fare i dovuti accertamenti, ma sta di fatto che il tutto si innesca in una situazione già assurda in cui avremo a Nuoro l’ennesima incompiuta con i pilastri ben in vista. Il pasticcio del Palazzetto dello sport ha avuto inizio, per quanto riguarda ovviamente il lavoro dell’indagine conoscitiva, dal lontano 1986, con approvazione del progetto nel 1991 ed aggiudicazione della gara di appalto nel 1995. Da questo momento inizia una fase di confusione ed approssimazione, di contenziosi tra impresa e Amministrazione Comunale fino ad arrivare al 2000 in cui l’impresa decide di sospendere i lavori e citare il Comune di Nuoro in Tribunale, chiedendo il risarcimento dei danni. Con sentenza del 2010, puntualmente il Tribunale condanna il Comune di Nuoro al risarcimento dell’impresa per un ammontare di oltre 1.800.000 euro. Anche in questo caso sono emerse situazioni che richiedono maggiori approfondimenti, in particolare sono emerse deficienze fin dal progetto originario, approssimazioni nella gestione dei lavori; risulta incomprensibile anche la decisione di resistere in giudizio, nonostante le evidenti carenze progettuali. Forse questa pratica più di altre mette alla luce il modo approssimativo ed incompetente che richiama tutti i protagonisti delle vicenda politico–amministrativa del Comune di Nuoro; parliamo infatti di organi politici, di organi tecnici ed anche di incarichi esterni a professionisti ed avvocati. Considerazioni brevissime finali. Si ha come l’impressione che la gestione della cosa pubblica diventi a volte un assalto alla diligenza dei denari pubblici. Per questo invitiamo per l’ennesima volta in questo Consiglio la Giunta Soddu a dare un segnale concreto di cambiamento. Certamente si deve avere lo spirito costruttivo e proposito di voler risolvere i problemi e trovare soluzioni ma è nostra convinzione che una parte delle soluzioni a cura dell’I.D.N. S.n.c. 29 possa avvenire ricercando le cause profonde ed anche le responsabilità, se del caso, al fine di non ripetere gli errori del passato. Lo dobbiamo ai cittadini nuoresi che per circa trent’anni dovranno contribuire ogni anno, con maggiori tasse o con minori servizi, a ripianare una somma di oltre 3 e mezzo di milioni di euro. PRESIDENTE Io credo che segnale più forte di aver dato il benestare all’istituzione di questa commissione di indagine conoscitiva da parte dell’Amministrazione Soddu e di tutta questa Amministrazione… mi sembra più che palese ed evidente. Poi logicamente la materia è complessa e va esaminata, ma lo sforzo mi sembra che sia totale e la disponibilità massima.

PUNTO QUATTRO O.D.G.: COMMISSIONE DI INDAGINE CONOSCITIVA ART. 26, 2° COMMA DELLO STATUTO COMUNALE: PROROGA INCARICO.

PRESIDENTE La parola al Consigliere Lai. CONSIGLIERE LAI Prendevo lo spunto dagli emendamenti presentati e anche dalle riflessioni che faceva il Consigliere Saiu per dire che probabilmente in sede di Conferenza dei Capigruppo si potrebbe discutere se questa commissione d’indagine la si può far diventare permanente. E’ a gettone zero, per cui dal momento che si è “approfittato” per inserire questi argomenti, credo che gli argomenti da trattare nella maniera che la commissione può trattare potrebbe essere riflessione in Conferenza dei Capigruppo.

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