CONSIGLIO COMUNALE DEL 19 DICEMBRE 2017

MOZIONE: CONTRASTO ALL’ACCATTONAGGIO MOLESTO.

MOZIONE: VALORI DELLA RESISTENZA ANTIFASCISTA E

                  DEI PRINCIPI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA.

APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO DELLA CONSULTA
                  DELLE ASSOCIAZIONI CO.A.DI. NUORO.


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Resoconto_CC_19.12.2017


 


Ordine del giorno:

  1. MOZIONE: CONTRASTO ALL’ACCATTONAGGIO MOLESTO.
  2. MOZIONE: VALORI DELLA RESISTENZA ANTIFASCISTA E DEI PRINCIPI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA.
  3. APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO DELLA CONSULTA DELLE ASSOCIAZIONI CO.A.DI. NUORO.

Interventi M5S su

  1. MOZIONE: CONTRASTO ALL’ACCATTONAGGIO MOLESTO.

PRESIDENTE
La parola alla Consigliera Sanna.
CONSIGLIERA SANNA
Buonasera a tutti, signor Presidente, signor Sindaco, Assessori e colleghi Consiglieri.
Io ho riflettuto a lungo su questa mozione documentandomi il più possibile, considerando anche che è una mozione la cui discussione nei Comuni italiani attualmente è piuttosto diffusa.
Gli elementi principali che ho considerato sono in primis la legislazione vigente sul reato di accattonaggio che, anche come giustamente esposto nel testo della mozione, non è più reato penale dal 1995.
Chiedere l’elemosina, ovvero fare accattonaggio, è lecito nel nostro Paese purché sia una legittima richiesta di umana solidarietà, volta quindi a far leva sul sentimento della carità e che non intacchi né l’ordine pubblico né la pubblica tranquillità.
L’accattonaggio però potrebbe costituire reato se condotto con la menzogna, quando si chiede elemosina senza trovarsi in condizioni di reale povertà o simulando disabilità ed è in questo caso che la malavita lucra sul gesto compassionevole delle persone attraverso la riduzione in schiavitù di persone come anziani e disabili, fattispecie punita infatti dall’Art. 600; oppure impiegando minorenni, così come previsto dall’Art. 671.
Ciò che la legge punisce al momento non è quindi l’accattonaggio in sé, che quindi è lecito e anzi fa leva su quei sentimenti di carità umana che ho richiamato, ma le configurazioni suddette, ovvero l’utilizzo di anziani, disabili, minori e anche di animali. Quindi sono queste le forme attraverso le quali si esplica, per il quale viene definito “accattonaggio molesto” – perché la definizione è importantissima – perché è qua che si configura il reato ex Art. 610, precisamente reato di violenza privata.
Ed è da questa configurazione che nascono le numerose misure prese dai Comuni italiani che hanno come fine la protezione dei cittadini.
Credo sia indiscutibile che lo Stato ha il dovere di proteggere i suoi cittadini. La difesa attuale per i cittadini e le vittime dell’accattonaggio molesto, è vero, è sancita dagli articoli succitati dalla Costituzione italiana.
Di fatto una persona che si trova a subire molestie e violenza privata da attività di accattonaggio molesto può rivolgersi alle forze dell’ordine, Polizia di Stato e Carabinieri per la propria tutela, e attivare poi i vari procedimenti penali.
Trovando tutela e difesa nella Costituzione Italiana mi sono chiesta che senso avesse investire i Sindaci ed i Comuni di un ruolo già consolidato, quindi ho un po’ studiato il panorama attuale.
La mozione, riflettendo, chiede due cose: ovvero che si valuti l’inserimento nel regolamento di polizia urbana di una norma che preveda l’applicazione di sanzioni contro l’esercizio dell’accattonaggio in forma molesta; e poi che si utilizzino i competenti servizi comunali per l’individuazione, attraverso verifiche, sull’accattonaggio finto compiuto da persone che pratichino l’elemosina pur senza trovarsi in condizioni di reale difficoltà.
Quindi rifletto sull’utilità di questa mozione e, guardando il panorama, predo ad esempio il Comune di Bolzano che ha attuato una mozione equivalente, quindi ha investito il Comune di occuparsi di accattonaggio molesto coinvolgendo la polizia municipale e emettendo sanzioni, il quale rileva che dopo un anno dall’attivazione – che avvenne a circa fine 2014/2015 – sono state emesse circa 600 sanzioni ma ne è stata pagata soltanto una, dopo un anno di lavoro.
Io non voglio essere adesso né buona e men che mai buonista, per quanto un po’ di sana pietas sarebbe un valore umano che tutti dovremmo ricordarci tutti i giorni.
Però non voglio essere nemmeno cattiva approvando azioni vessatorie attraverso una considerazione generalistica e superficiale dell’accattonaggio. Vorrei quindi essere razionale, utile e anche lungimirante.
Quindi a tale proposito, la principale motivazione che porto a favore di questa mozione è la seguente.
Al momento gli accattoni presenti in città sono per lo più gli immigrati ospiti dei centri CAS della Provincia di Nuoro, che non alloggiano direttamente in città ma che stazionano a Nuoro durante tutta la giornata fuori dai market, dalle banche, dalle chiese, così come agli albori della cronaca.
Gli ospiti dei CAS ricevono vitto e alloggio e punto, nient’altro. Nessun tipo di attività volta all’integrazione, figuriamoci a un inserimento lavorativo o culturale e sono quindi facili prede di racket e organizzazioni.
Vi ricordo che parlando di loro parliamo comunque di vittime e non dei criminali che sfruttano e lucrano su questo problema.
Però a Nuoro ci apprestiamo, e qui vengo appunto alla mia motivazione, ad emanare un altro bando SPRAR per un’accoglienza di tipo diffuso che prevede invece, trattandosi di SPRAR – e speriamo questa volta di farcela – un piano di integrazione degli immigrati ospiti che è completamente diverso.
Lo SPRAR è infatti l’unico strumento al momento disponibile nel nostro Paese che affronta al meglio la questione immigrati.
Per essi infatti, oltre al vitto e all’alloggio, è prevista una politica di integrazione abbastanza completa che va dallo studio della lingua italiana alla conoscenza degli uffici istituzionali e dei servizi e di come funziona la città alla formazione lavorativa e socio-culturale.
Ci troveremmo quindi ad ospitare nella nostra comunità individui che non avrebbero nessun bisogno di procedere con attività di accattonaggio.
Nell’ottica quindi dell’attività prossima del progetto SPRAR, che se coordinato e condiviso da più rappresentanti delle istituzioni dell’ordine pubblico garantirebbe uno sviluppo ed una immissione nel nostro Comune con caratteristiche molto maggiori di sicurezza, protezione e garanzie, ritengo che il regolamento richiesto con la presente mozione potrebbe costituire un valido supporto.
Mi riferisco precisamente all’individuazione per esempio dell’accattonaggio finto, perché queste persone non avrebbero veramente nessun motivo di stare per strada e sarebbero individui della nostra comunità anche facilmente individuabili.
Quindi ci deve essere un regolamento che deve configurare precisamente, con chiarezza e senza che contenga nessuna parte che si presti anche ad un solo dubbio interpretativo e che porti avanti l’attività di protezione e di controllo da parte del Comune e a questo punto anche degli organi di polizia municipale, e facendo in modo che non si possa esplicare mai nell’accezione di un’azione in cui ci si pone come sceriffi giustizieri di un ordine pubblico, bensì si configuri esclusivamente come supporto e coordinamento con le forze dell’ordine già preposte nell’ottica di raggiungere il miglior modo possibile di armonia, di sicurezza e di protezione per i nostri cittadini.
Non ci deve essere per il Comune nessun onere né economico né di sovrautilizzo di risorse umane nell’attività del corpo di polizia locale, penso in questocaso ai costi economici delle notifiche delle sanzioni ed alle ricerche da condurre – non sa in che modo – per il reato di accattonaggio finto.
Però penso che siano queste delle situazioni facilmente superabili e per questo chiedo che, qualora la mozione venisse approvata, ci sia l’impegno da parte del Consiglio tutto di affrontarla nei dovuti modi di confronto massimamente democratico e quindi con la sua elaborazione completa e stesura finale nelle commissioni consiliari competenti, affinché costruiamo uno strumento che veramente supporti il Comune e supporti tutti noi in queste difficili e ormai attuali dinamiche di cambiamento sociale che comunque sono fatti reali che non possiamo ignorare.
Con queste premesse, il mio voto, il voto del Movimento 5 Stelle, è favorevole.


  1. MOZIONE: VALORI DELLA RESISTENZA ANTIFASCISTA E DEI PRINCIPI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA.

PRESIDENTE
La parola alla Consigliera Sanna.
CONSIGLIERA SANNA
Per questa mozione all’inizio ero molto perplessa, veramente lo sono rimasta a lungo, perché la trovavo inutile e assolutamente anacronistica, anche perché collegata a tutto il dibattito che c’è stato e che si è concluso con settembre con il decreto Fiano che ha posto il problema di questa “distrazione” per la popolazione, distrazione dall’attività di Governo nel portare avanti quella volta col Decreto Fiano in senso penale, di misure penali, ancora una volta i reati di antifascismo etc.
Premesso che ritengo sia necessario comunque che tutti quanti prendiamo coscienza e finalmente facciamo partire un moto di spinta culturale, nel senso di una crescita che ci distacchi anche da questa retorica dell’anti che è tipicamente italiana: noi siamo “anti” per eccellenza: siamo antifascisti, anticomunisti, antirazzisti e tutti gli “anti” che troviamo volta per volta.
Magari questa difficoltà culturale che abbiamo ad usare dei termini positivi potremmo iniziare a pensare di superarla.
Quindi magari iniziare ad usare termini positivi per definire le nostre ideologie e i nostri pensieri e quindi ci possiamo chiamare democratici, socialisti, integrazionisti, anziché “anti”, “anti”, “anti”.
Il quadro legislativo e normativo, così come per la mozione presentata precedentemente, in tale senso è profondamente denso perché, oltre alla Costituzione, la Legge Mancino, che è vigente dal 93, sanziona i comportamenti legati all’ideologia Nazifascista, che incitano alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, religiosi ed altri ancora.
Ed ancora e per primo il reato di apologia del fascismo previsto dalla legge Scelba del 1952, che punisce chi promuove ed organizza sotto qualsiasi forma la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista; oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del
fascismo oppure le sue finalità antidemocratiche.
Per ultimo poi arriva quello che veramente non so come definire, quel Decreto Fiano di questo settembre, che punisce addirittura anche soltanto le condotte elogiative, riducendo la libertà, perché vengono punite anche condotte meramente elogiative o estemporanee che, pur non essendo volte alla riorganizzazione del disciolto partito fascista, siano chiara espressione della retorica di tale regime o di quello nazional-socialista tedesco.
Questo vuol dire anche vendere, per esempio, ad una bancarella reperti magari di collezionisti del periodo fascista oppure, come è successo mi sembra a Chioggia, pensare di poter togliere le scritte dai muri e dagli stabilimenti e dalle architetture, comunque qualsiasi cosa che richiamasse il periodo fascista, che comunque storia è e ce la teniamo.
Tra l’altro il Decreto Fiano contrasta assolutamente con la Cassazione, che poi ha confermato che l’idoneità lesiva della condotta viene in rilievo solo in quanto realizzata nel corso di pubbliche riunioni o manifestazioni, non anche in ambito privato.
E ciò ha correttamente determinato, ad esempio sulla punibilità del saluto romano, pronunciamenti da parte dei giudici di merito con sentenze di senso diverso, a seconda dei casi e senza arbitrari automatismi.
Questo per quanto riguarda il Decreto Fiano, che io ritengo – e anche il Movimento 5 Stelle – inutile e dannoso e che conclude comunque un quadro normativo denso, preciso e a cui a me sembrava non mancasse niente.
Ci si chiede però la clausola per cui un Comune inserisca nel proprio regolamento che nessuno spazio pubblico venga dato ai fascisti, ai razzisti, agli omofobi e via dicendo.
Non trova contrario il Movimento 5 Stelle né me personalmente. Non credo di poter rifiutare di introdurre nel regolamento del mio Comune per la concessione di sale, auditorium e piazze, una clausola, quando si utilizzano questi spazi, per la quale coloro i quali vogliono usufruire di quei luoghi, hanno il dovere di affermare di condividere i valori antifascisti della Costituzione. Poi magari si può pensare di scriverlo in senso positivo e quindi si può vedere come fare.
È una misura per evitare appunto le sempre più frequenti manifestazioni promosse da organizzazioni neo-fasciste, così come ci ribadisce la Consigliera Moroni.
Quindi questa mozione impegnerebbe l’Amministrazione a non concedere spazio o suolo pubblico a coloro i quali non garantiscano di rispettare i valori sanciti dalla Costituzione, professando e praticando comportamenti fascisti, razzisti ed omofobi.
Inoltre obbliga ad adeguare praticamente i regolamenti comunali, vincolando anche la concessione del suolo pubblico, spazi e sale di proprietà del Comune a dichiarazione esplicita di rispetto dei valori antifascisti sanciti dall’ordinamento repubblicano.
Il Consiglio Comunale approvando questo atto chiede anche che si promuovano iniziative, per esempio nelle scuole e nei luoghi di aggregazione, per tenere in vita la memoria storica.
Un’uguale mozione è stata approvata proprio nel mese di novembre nel Comune di Torino, presentata dal Partito Democratico e approvata da una Giunta del Movimento 5 Stelle e anzi emendata dalla Consigliera Viviana Ferrario del Movimento 5 Stelle, con il quale emendamento si è integrato il testo inserendo anche i riferimenti contro chi promuove l’odio sessista e transfobico, che io ho piacere ditrovare anche in questa mozione presentata al Comune.
Quindi dico che, pur se abbondantemente normato secondo me dalla Costituzione e dalle successive leggi, se ancora c’è questa paura, se viene percepito questo pericolo quantomeno in più persone, darò il parere favorevole perché ci siano questi ulteriori atti precisativi.
Sperando anche che, una volta completato l’ordinamento normativo in verticale, quindi partendo dalla Costituzione che è il rango più alto e arrivando con il regolamento comunale, una volta sollevati anche da tutte queste paure, perché poi più di così penso non si possa più fare niente, ci si possa più serenamente occupare di tutto il resto.
Quindi faccio già anche la mia dichiarazione di voto, non ho nessun motivo per votare contro per una cosa che non fa altro che confermare quanto già sancito dalla Costituzione.
Anche qua chiedo il necessario ed inevitabile passaggio nelle commissioni per il quale faccio nuovamente esplicita e ferma richiesta quando ci metteremo a modificare il regolamento, perché per esempio a questo punto nel modulo per la richiesta di occupazione di suolo pubblico dovremo scegliere sicuramente una frase, una dicitura da inserire e mi sembra quantomeno corretto che venga elaborata da tutti quanti.


  1. APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO DELLA CONSULTA DELLE ASSOCIAZIONI CO.A.DI. NUORO.

PRESIDENTE
La parola alla Consigliera Sanna.
CONSIGLIERA SANNA
Buonasera a tutti, saluto i rappresentanti delle associazioni che ho visto più volte in tutte le commissioni congiunte alle quali ho partecipato anch’io, anche con molto impegno.
Ho partecipato a tutte per arrivare oggi all’approvazione del regolamento della CO.A.DI, di questa consulta.
Durante i lavori non c’è stato sempre un confronto pacifico, ho vissuto alcuni momenti di contrasto intercorsi tra le associazioni proponenti stesse molto forti, con rammarico e quasi spavento, tant’è vero che lo affermai anche in commissione.
Ho percepito dei dissapori così forti, che sembravano addirittura insormontabili, che mai mi sarei aspettata di trovare in seno alle associazioni proponenti e soprattutto in seno a coloro i quali si occupano di disabilità.
Nelle commissioni quindi, oltre ad aver dialogato ed essersi confrontati anche così aspramente, però tutti quanti i partecipanti, i colleghi Consiglieri, l’Assessore, la dirigente e anche le associazioni stesse, hanno mostrato, secondo me tutti quanti insieme abbiamo comunque mostrato di voler raggiungere l’obiettivo, che era quello di dare alla città uno strumento di aiuto così valido come quello della consulta.
Quindi ognuno col proprio contributo tra domande, risposte, proposte, ma soprattutto cercando di mediare, abbiamo cercato di raggiungere la maggiore condivisione possibile per il regolamento che ora andiamo ad approvare, che sicuramente non sarà perfetto o condiviso in ogni sua parte e condiviso da tutte quante le associazioni proponenti, però certamente è un valido punto di partenza.
Credo che questo nuovo organo propositivo e consultivo sia essenziale per una comunità che voglia crescere, senza che nessuno dei suoi componenti e quindi nessuna persona resti da sola e indietro, lasciata sola nelle sue limitazioni in quelle di libertà del vivere quotidiano che la condizione di disabilità impone quando non è supportata dalla comunità intera.
Io oggi approvo e voto a favore di questo: di una comunità intera che si dota di un nuovo organo importante, superando ogni tipo di divisione e conflitto e sicuramente sono superabili queste divergenze che si sono manifestate all’inizio, appunto con continui confronti, altre cose da correggere, cose da aggiungere e tutto quello che ognuno riterrà opportuno proporre e sarà messo al vaglio degli altri in questo confronto veramente democratico.
Oggi davvero ognuno pone davanti a sé un unico obiettivo, che per la CO.A.DI, per la consulta, è quello di essere di supporto all’Amministrazione, perché è quello che deve fare, è proprio un organo di supporto, perché l’Amministrazione possa a sua volta essere di supporto alla comunità intera.
La disabilità è una condizione limitante che riguarda una persona e la limita nel vivere quotidiano.
Però poiché la persona non è solo portatrice di disabilità ma anche, come tutte le persone, di valori e risorse, queste risorse devono essere messe a vantaggio di tutta la comunità alla quale questa persona appartiene.
Quindi è necessario che arriviamo a fare proprio un concetto importante, che è quello dal quale io parto, superando anche tutte le difficoltà che ci possono essere in un regolamento.
È necessario che si arrivi a far proprio il concetto che la disabilità è una limitazione per tutta la comunità, non soltanto per la persona che la vive, qualora non si creino gli strumenti adatti a superare le limitazioni e quindi a far fruttare tutte le risorse individuali che quella comunità compongono.
Quindi io direi che oggi partiamo da questo, da questo obiettivo da raggiungere, che è una comunità tutta intera. Abbiamo una consulta con un regolamento di base che le dà i natali.
Il resto poi sta a noi, sta all’Amministrazione, al Consiglio, soprattutto alla Consulta, proseguire con il superamento delle divergenze, con impegno, confronto e massima condivisione per raggiungere la massima efficacia nei risultati, nell’obiettivo.
Il mio voto è assolutamente a favore.

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