CONSIGLIO COMUNALE DEL 21 DICEMBRE 2017

MOZIONE:ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE.

ADOZIONE PIANO URBANISTICO ATTUATIVA (via Costituzione)


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Resoconto_CC_21.12.2017



Ordine del giorno:

  1. MOZIONE (M5S): ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE
  2. ADOZIONE PIANO URBANISTICO ATTUATIVA (via Costituzione)

Interventi M5S su

  1. MOZIONE (M5S): ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE

PRESIDENTE
Buongiorno a tutti i presenti. PUNTO UNO ALL’ORDINE DEL GIORNO: MOZIONE: ABBATTIMENTO
DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE. Do atto che è stato depositato un emendamento dalla Città in Comune sulla mozione “Abbattimento delle barriere architettoniche”, quindi faccio fare le copie e ve
le faccio avere.
Se vogliamo possiamo procedere così: inizia con l’esposizione della mozione la Consigliera Sanna, poi l’esposizione dell’emendamento il Consigliere Fadda, poi procediamo con le discussioni di entrambi i punti.
Consigliera Sanna, può iniziare con l’esposizione della mozione.
CONSIGLIERA SANNA
Buongiorno a tutti, Presidente, Sindaco, Assessori, Consiglieri e cittadini presenti.
Con la mozione che presentiamo oggi il Movimento 5 Stelle chiede che il nostro Comune adotti il PEBA, che è il piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, un importantissimo strumento tra l’altro in Italia obbligatorio per legge dal 1986.
È uno strumento attraverso il quale rendere meno problematica la vita delle persone con disabilità nelle attività quotidiane.
La disabilità è infatti una condizione per cui una persona si trova ad avere ridotta la capacità di interazione con l’ambiente sociale ed è pertanto meno autonoma nello svolgere tutte le attività quotidiane e trovandosi spesso in condizioni di svantaggio.
Crediamo profondamente che il massimo bene per ciascun cittadino e per la comunità lo si possa raggiungere percependoci non come individui singoli ma come comunità intera. Quindi se nella mia comunità c’è la disabilità, essa è anche mia.
Che cos’è il PEBA? È l’acronimo di Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche. Come vi ho detto è un piano la cui adozione venne prevista per legge in Italia ormai più di trent’anni fa e precisamente con la Legge 41 dell’86 e successivamente anche rinforzato e recepito con la legge quadro sull’handicap, la 104 del 92.
Pensate che l’adozione del PEBA nei Comuni italiani doveva avvenire entro il 1987 ma, a distanza di tanti anni, la percentuale dei Comuni che l’hanno adottata non arriva nemmeno al 20%.
Sia la Costituzione con l’Art. 16, che stabilisce il diritto alla mobilità e riprende il precedente Art. 3 della Carta Costituzionale che statuisce il diritto uguaglianza, in più la revisione costituzionale del 2001 che introduce l’Art. 118 che, sancendo il diritto alla sussidiarietà orizzontale riconosce che le persone con disabilità sono portatrici non solo di bisogni ma anche di capacità, qualifica tutto il quadro normativo nazionale, a partire dalla Costituzione, dove è prevista l’attuazione di questo piano.
Questo piano permette la concreta fruizione dei diritti delle persone con disabilità e costituisce lo strumento e la precondizione necessaria ed indispensabile per poter esercitare tutta una serie di altri successivi diritti umani e sociali.
È uno strumento urbanistico integrativo rispetto al piano semplice, che si occupa pi rendere accessibili gli uffici e i luoghi pubblici attraverso la compresenza di una parte programmatoria e di una pianificatoria, atte a dare certezze al diritto alla mobilità delle persone con disabilità o limitazioni temporanee o permanenti.
Nel settembre del 2014 il Presidente dell’ANCI con una lettera indirizzata a tutti i Sindaci d’Italia richiamava quindi la necessità urgente di adottare detto piano, anche a fronte di possibili azioni legali condotte da parte dei cittadini, legittimati a farlo nei confronti del Sindaco o del Presidente della Regione per la mancata adozione del PEBA che si configura in un reato di omissione di atti d’ufficio.
A noi non interessa ovviamente intraprendere un’azione legale bensì un’azione umana, perché il diritto all’accessibilità venga esercitato dalla comunità intera.
Passo all’illustrazione della mozione. «Abbattimento delle barriere architettoniche.
PREMESSO che:
– l’Art.16 della Costituzione Italiana stabilisce il diritto alla mobilità ad ogni cittadino della Nazione, statuisce quindi il diritto all’uguaglianza previsto dall’Art.3. La concreta fruizione di tali diritti per le persone affette da disabilità costituisce lo strumento e la precondizione indispensabile per poter esercitare tutta una serie di diritti, nonché per integrarsi nell’ambiente sociale;
– la Revisione Costituzionale del 2001 ha introdotto l’Art. 118 che sancisce all’ultimo comma il diritto alla sussidiarietà orizzontale, riconoscendo che le persone con disabilità sono portatrici non solo di bisogni ma anche di capacità, le quali devono essere messe a disposizione della comunità per contribuire insieme alle esigenze collettive;
– la legge N.18 del 2009 ratifica la Convenzione ONU del 13 dicembre 2006 sui diritti dei disabili, e istituisce l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, di fatto qualificando il diritto alla mobilità come diritto all’accessibilità;
– fin dall’anno 1986 è stata prevista, all’Art. 32 commi 21 e 22 della legge 41/1986 e all’Art. 24 comma 9 della Legge 104/1992, l’adozione da parte dei Comuni di Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche, PEBA, quali strumenti di pianificazione ad integrazione di quelli urbanistici per rendere accessibili gli edifici e spazi pubblici;
– tali piani sono strumenti che contengono una parte pianificatoria ed una programmatoria, atti a dare certezza al diritto alla mobilità delle persone con disabilità e limitazioni permanenti o temporanee, in quanto contengono anche la tempistica degli interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche;
– il Presidente dell’ANCI, con lettera del 12 settembre 2014 indirizzata a tutti i Sindaci, richiamava la necessità urgente di adottare detto piano anche a fronte di possibili azioni legali da parte dei cittadini, ai sensi della Legge n. 67/2006;
– la Legge Regionale N. 32/1991 dispone interventi diretti volti all’eliminazione delle barriere architettoniche;
CONSIDERATO che:
– il comune di Nuoro attualmente non è dotato di un Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche;
– il centro abitato nuorese presenta numerose barriere architettoniche, con numerosi punti di criticità che rendono difficoltosa la libertà di spostamento delle persone affette da disabilità – qua c’erano degli allegati alla mozione perché è stato fatto un censimento con allegate foto, video e una mappa dei punti critici -;
– vi è la necessità di elaborare un piano condiviso, consultabile, aggiornabile e strategico al fine di dare risposte immediate alle esigenze delle persone con disabilità, anziani, bambini, donne in gravidanza, genitori con passeggini, etc. che vivono situazioni di disagio nell’uso degli spazi e delle strutture pubbliche a causa della presenza di ostacoli e di barriere architettoniche;
– attraverso la D.G.C. N.380 del 7.12.2016 il Comune di Nuoro ha determinato le quote da destinare alle finalità di cui all’Art. 208 del D.Lgs 285/92, Nuovo codice della strada, in particolare al comma 4;

– attraverso la D.D. N. 2515 del 25.10.2016 il Comune di Nuoro ha approvato il Progetto “La città dei bambini”;
IMPEGNA il Sindaco e la Giunta:
– ad adottare il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, PEBA, entro 6 mesi;
– ad incrementare le risorse da destinare all’abbattimento delle barriere architettoniche, anche attraverso la destinazione di quote dei proventi annuali derivanti dai permessi e sanzioni in materia urbanistica e stradale;
– ad incrementare i controlli da parte degli organi preposti alla verifica dell’utilizzo dei parcheggi riservati ai disabili, la cosiddetta sosta “selvaggia” e la regolare esecuzione dei lavori che interessano il suolo pubblico;
– a provvedere all’adeguamento dei parchi giochi comunali alle esigenze dei bambini con disabilità, mediante l’installazione di giochi da essi fruibili e la sostituzione di quelli usurati con altri accessibili;
– ad organizzare la prima domenica di Ottobre di ogni anno, di concerto con le associazioni interessate, la Giornata della Disabilità ed altre iniziative volte a informare e sensibilizzare i cittadini sui temi legati all’esistenza delle barriere architettoniche;
– a valutare la possibilità di prevedere delle iniziative, come per esempio “adotta un marciapiede”, ove, a seguito di una agevolazione tributaria, si coinvolgono i cittadini e/o gli esercenti pubblici nell’eliminazione delle barriere eventualmente presenti anche attraverso l’utilizzo di soluzioni mobili o temporanee;
– ad istituire un gruppo di studio composto da dipendenti comunali con opportune competenze e dalle associazioni che si occupano di disabilità, per verificare la fattibilità di una pista ciclabile nel centro abitato, il quale dovrà produrre una relazione entro sei mesi a partire dalla sua istituzione».
Qua siamo arrivati alla costituzione della CO.A.DI. che è successiva a quando è stata presentata la mozione, quindi adesso diciamo che questo gruppo di lavoro è stato anche creato.

PRESIDENTE
Invito il Consigliere Manca a esporre l’emendamento presentato sulla mozione.
CONSIGLIERE MANCA
Vorrei portare a nome del gruppo i ringraziamenti alla Consigliera Sanna per aver portato in aula un argomento di questa fattispecie e di questa sensibilità, pregandola di estendere a tutto il suo Movimento l’idea che abbiamo noi nella concettualità sia sullo strumento, che è la mozione che stanno portando in aula, sia sulla motivazione con cui l’ha portato in aula.
Ma già ci è parso di capire, leggendo la premessa, che è un adeguamento al quale il sistema Italia sta faticando a ragguagliarsi, sta faticando a raggiungere un obiettivo di civiltà che evidentemente non è nelle corde di tutte le Amministrazioni.
Però valutare la civiltà di una popolazione, di un’Amministrazione, cammina e passa attraverso degli strumenti, soprattutto quelli che riguardano la cittadinanza e in questo caso le fasce più deboli della cittadinanza.
Posto che questo è un argomento che tocca le fasce più svariate di cittadini, quindi pensiamo alla disabilità innanzitutto ma pensiamo anche a quella che è l’anzianità, pensiamo a quello che è il sistema di gioventù della nostra città, del nostro territorio ma di tutti gli altri insieme, quindi in qualunque direzione si muova per migliorare un sistema e una convivenza di qualità all’interno delle nostre comunità, vale oro quanto pesa, qualunque sia il processo di scelta, qualunque sia il percorso
che si intende adottare e qualunque siano le tempistiche che in questo vengono richieste per poter procedere verso questa direzione.
Come gruppo della Città in Comune abbiamo pensato di proporre degli emendamenti ma che hanno un valore assolutamente migliorativo, un tentativo di valore tentativo e poi libertà assoluta, ma non perché la lascio io ma perché è nelle nostre corde da sempre, quella di fare un’ulteriore valutazione nella condizione su quelle che sono le proposte sostitutive o emendabili.
Iniziamo dalla prima riga, al termine della frase “impegna il Sindaco e la Giunta” noi proponiamo di creare l’inserimento di un testo e questo dettato si modifica soltanto in questa parte: «si propone l’inserimento del testo indicato in neretto: “ad adottare le procedure di monitoraggio per la quantificazione e la qualificazione delle barriere architettoniche e stilare il PEBA per lotti funzionali di priorità rapportandolo alle fonti di investimenti utilizzabili”».
Noi abbiamo provato a documentarci anche sulla realizzazione dei PEBA e, tolto che pochissimi Comuni in Italia lo hanno adottato, quelli che l’hanno adottato è sicuro che non l’hanno adottato con facilità.
Voi potete immaginare che bisognerebbe conoscere e studiare perfettamente qual è lo stato dell’arte – ritorniamo alla nostra città – e lo stato dell’arte deve essere riprogettualizzato a partire degli istituti amministrativi. In questo caso inserirei anche le scuole, c’è l’ospedale e ci sono altri istituti e andrebbero valutati attentamente dal punto di vista dell’abbattimento delle barriere architettoniche al quale fa seguito una progettualità.
Questa progettualità, dove evidentemente sono “utilizzabili” le forze che un’Amministrazione ha in termini di risorse umane e in termini di risorse economiche, richiede chiaramente tempo, richiede denaro, richiede risorse.
Sappiamo tutti, ce lo dobbiamo dire, che non è il nostro momento economico migliore, per cui una gradualità – e parliamo di lotti funzionali – è sicuramente più realizzabile e sicuramente ci pone davanti a un tema che è quello di non prendere in giro nessuno.
Ci piacerebbe realizzarlo ma gradualmente, a seconda di quelli che sono gli strumenti di cui è dotata questa Amministrazione per poter vedere una realizzazione di questo tipo.
Nella seconda riga, dove la mozione dice “ad incrementare le risorse da destinare all’abbattimento delle barriere architettoniche anche attraverso la destinazione di quote dei proventi annuali derivanti dai permessi e sanzioni in materia urbanistica e stradale”, diciamo che qua c’è stato un piccolo problema legato alla stampa, però in realtà questo è un tema molto delicato e comunque quelli sono
dei fondi vincolati dalla 208 e poterli destinare ad altri strumenti non è possibile.
È possibile invece incrementare i fondi con risorse proprie, ma non mi pare che in questo momento le risorse proprie di questa Amministrazione o di questo Comune siano le più floride possibili per indirizzarci verso quella direzione.
Così come al punto in cui si dice di “incrementare i controlli da parte degli organismi preposti alla verifica dell’utilizzo dei parcheggi riservati ai disabili, la sosta selvaggia e l’esecuzione dei lavori che interessano il suolo pubblico”; su questo argomento insieme agli amici della Città in Comune abbiamo fatto due riflessioni, una riflessione in particolare.
Detto così, “incrementare i controlli da parte degli organi preposti” è come dire: sì, evidentemente i controlli sono fallaci oppure non sono adeguati oppure non sono stati fatti. Stiamo dicendo a un corpo, a una componente di questa Amministrazione: non state facendo il vostro lavoro.
Se abbiamo dubbi o perplessità indirizzate in questa traiettoria, diciamo chiaramente che chi è preposto al controllo e in questi casi i vigili urbani, non stanno facendo il loro lavoro. Possono fare di più, sicuramente, ma secondo me stanno facendo il loro lavoro, secondo me lo stanno facendo anche rapportato a quelle che sono le risorse umane, a tutte quelle aree che devono controllare e a tutti i controlli che devono fare.
Se abbiamo delle perplessità ce le diciamo e le possiamo anche mettere all’interno di questi contenuti. Però non mi pare che noi abbiamo riserve di questo tipo e non in questo momento, perché se io avessi la disponibilità di 100 vigili urbani verosimilmente farei tantissime altre cose per questa città.
Le risorse sono quelle e quelle vengono impegnate secondo i carici di lavoro previsti per legge. Per cui questo elemento io lo casserei proprio totalmente.
Parlo della riga 8: “A provvedere all’adeguamento dei parchi giochi comunali – dice la mozione – alle esigenze dei bambini con disabilità mediante l’installazione di giochi da essi fruibili e la sostituzione di quelli usurati con altri accessibili”.
Diciamo che qua ci metterei quella che è la riserva legata al fatto economico, perché noi possiamo fare tutto, in questo caso diamo priorità a elementi procedurali di questo tipo e diamo la priorità. È evidente che dopo dobbiamo rivedere completamente tutti gli altri servizi che possiamo offrire alla città.
Se poi vogliamo sostenere questo sosteniamolo pure, non c’è nessun problema. O, meglio, c’è un problema, c’è un problema di carattere economico perché poi va tutto rincanalato verso quello che è il concetto: lo facciamo? Sì. Ma la copertura economica c’è? Dove la prevediamo?
Cara Mara, io direi che la prevediamo aumentando gli introiti dai servizi dei rifiuti? Se la incrementiamo aumentando l’introito dal servizio dei rifiuti può essere che ci siano ancora dei soldi, oppure li ricaviamo da un’altra fonte. Però tutto quanto dobbiamo rapportarlo alle reali risorse oppure alle risorse ancora reperibili fra i nostri strumenti amministrativi.
Alla riga 11 si dice: “ad organizzare la prima domenica di ottobre di ogni anno, di concerto con le associazioni interessate, la giornata della disabilità”.
Il punto ci pone davanti a un problema. Intanto io inserirei, così come stavamo discutendo con il gruppo di La Base, l’ultimo elemento che è elemento di alcuni giorni che è l’approvazione del regolamento per la CO.A.DI., perché organizzare lo si può fare con tutte le associazioni legate a questo mondo, e in particolare quella della disabilità, ma siccome è una novità in assoluto per la città certamente mi vincolerei
all’aiuto che può arrivare dal contributo che può essere dato da queste associazioni.
Così come non vincolerei la prima settimana di ottobre. Credo che davanti a questi problemi non ci siano né mesi né settimane. Io direi che bisognerebbe organizzare la giornata. Che poi la giornata sia primo gennaio o primo giugno o primo ottobre credo che alla realtà di questi cittadini disagiati non sia vincolante una cosa così.
È importante farlo, costruire il percorso della giornata del disabile per sensibilizzare tutta la popolazione nei confronti di questi temi così delicati e così sensibili. Vincolarla a un periodo in particolare ha un sapore quasi di costrizione, io preferirei invece lasciare libertà alle associazioni, a chi organizza, di trovare ogni anno il momento di farlo.
Assolutamente di farlo, ma trovare qual è il periodo più favorevole perché secondo il primo di ottobre – sto dicendo un estremismo – che ci può capitare, e siamo già in autunno, se fa l’autunno di quest’anno siamo davanti a una realtà, se invece l’autunno è diverso dal clima meteorologico riusciamo a non raggiungere gli obiettivi che con questo intendimento noi ci stiamo proponendo.
Infatti noi diciamo “ad organizzare ogni anno, di concerto con le associazioni interessate, la Giornata della Disabilità e altre iniziative per i cittadini sui temi legati all’esistenza delle barriere architettoniche, quindi iniziative volte a informare e sensibilizzare i cittadini sui temi legati all’eliminazione delle barriere architettoniche”.
Come ho detto già nella premessa, intanto ringraziamo come Città in Comune tutto il Consiglio e chiunque voglia intervenire, credo, con il sentimento migliorativo delle condizioni e dello strumento che è stato portato, perché è una condizione sensibile di cui questa città, e non solo per questa ragione, ha bisogno e merita una particolare attenzione.

CONSIGLIERA ZEDDE
Grazie Presidente, un saluto a tutti. Intanto vorrei ringraziare la Consigliera Mara Sanna per aver portato all’attenzione di quest’aula una mozione così importante, che segue di pochi giorni il dibattito che si è tenuto in quest’aula consiliare sull’istituzione della CO.A.DI., cioè sull’organismo consultivo e propositivo delle associazioni delle persone con disabilità.
Sicuramente un sentito ringraziamento alla Consigliera Sanna e al gruppo La Città in Comune per aver apportato delle modifiche migliorative alla mozione della Consigliera Sanna.
Premesso questo, ci terrei peraltro a fare un’osservazione. Come abbiamo appreso dalle varie riunioni con le associazioni che si occupano di questa tematica, vorrei sottolineare che abbiamo imparato che le parole sono importanti.
Un appunto lo devo fare alla mozione di Mara Sanna perché in premessa ci parla di “persone affette da disabilità”. Abbiamo più volte qui commesso un piccolo scivolone, perché abbiamo a lungo sul fatto che la disabilità non sia una malattia e quindi non si può essere affetti da disabilità.
Pertanto, se le parole sono importanti, qui bisognerebbe utilizzare i termini appropriati. Per cui ci terrei a sottolineare che si deve parlare di persone “con” disabilità, non “affette” da disabilità.
Per quanto riguarda l’istituzione del piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche nella forma emendata dal gruppo Città in Comune, riteniamo che sia indispensabile perché la fruizione di uno spazio fisico deve garantire l’accessibilità, la visibilità e l’adattabilità.
Ormai si parla di fruizione di uno spazio fisico che deve essere accessibile, visitabile e adattabile a tutti, tant’è che si parla di design all inclusive, cioè per tutti.
Quindi non soltanto per le persone che hanno delle disabilità, ma per tutte le persone.
Ringrazio anche la Consigliera Sanna per quanto riguarda il lavoro effettuato e che troviamo su Google Drive, un censimento meticoloso fotografico – io ho aperto il link allegato – che chiaramente dimostra quanto già sapevamo: marciapiedi in condizioni tali da non consentire di essere percorsi con facilità da persone con disabilità ma anche da anziani, bambini, genitori con passeggini ma anche da donne con un tacco alto. Quindi per tutti.
Ci tenevo a ringraziarla per questo censimento.
Per quanto riguarda l’emendamento presentato da Città in Comune, in modo particolare mi riferisco al punto che il Consigliere Paolo Manca ha illustrato precedentemente, di cassare il punto per quanto riguarda i controlli da parte degli organi preposti.
Ci tengo a ringraziare l’Assessora Boi che è qui presente, questa Amministrazione è stata particolarmente attenta – e l’Assessore in particolare – alla problematica degli stalli riservati.
Qui parliamo proprio, per ricordare come le parole siano importanti, di persone con limitata capacità ambulatoria. Sono stati istituiti 273 stalli, mentre la norma prevede ad esempio che debbano essere realizzati uno stallo su 50 a pagamento.
Quindi la norma a Nuoro avrebbe previsto 20 stalli, mentre noi ne abbiamo realizzato 273.
Concordo con il Consigliere Paolo Manca che effettivamente c’è qualcuno che continua a parcheggiare nelle soste riservate alle persone con limitata capacità deambulatoria. Si tratta di portare avanti una battaglia culturale, così come ci sono le persone che sostano nelle strisce pedonali così come ci sono coloro che attraverso con i semafori rossi.
Anch’io ritengo che non sia necessario quel punto della mozione proposta dalla Consigliera Sanna.
Stesso discorso per quanto riguarda la prima domenica di ottobre di ogni anno.
Io direi che lasciamo tutto allo studio della CO.A.DI., l’organo consultivo che abbiamo istituito avantieri e che è composto dalle associazioni che rappresentano le persone con disabilità, che studieranno sicuramente meglio anche di noi che glielo imponiamo quale sia la giornata o le giornate da dedicare durante l’anno per trattare l’argomento in esame.
Ringraziando ulteriormente sia la Consigliera Sanna che il gruppo La Città in Comune concludo il mio discorso.
PRESIDENTE
La parola alla Consigliera Sanna.
CONSIGLIERA SANNA
Ringrazio i Consiglieri della Città in Comune, il gruppo che ha presentato gli emendamenti con l’intenzione di apportare evidentemente un miglioramento, mi sembra di trovarli comunque favorevoli.
Rispondo ai punti che sono stati proposti.
Per quanto riguarda il primo punto, «si propone l’inserimento del testo indicato in neretto: “ad adottare le procedure di monitoraggio per la quantificazione e la qualificazione delle barriere architettoniche e stilare il PEBA per lotti funzionali di priorità, rapportandolo alle fonti di investimento utilizzabili”», vorrei dire che il PEBA è come se fosse il PUC per l’abbattimento delle barriere architettoniche, quindi non
possiamo prevedere di spacchettarlo a monte.
Si decide di adottare un PEBA, che non è un piano economico ma è un piano di pianificazione e gestione. Poi chiaramente nel piano di predisposizione del PEBA, che non andiamo certamente a costruire qua e a progettare qua, sono necessarie le attività di monitoraggio, di individuazione anche dei punti più critici, perché è un piano che prevede ovviamente una progettazione dove si ha prima un censimento, un monitoraggio della città per vedere proprio quali sono i punti dove il PEBA deve
andare a incidere maggiormente.
È come se facessimo il PUC e oggi facciamo una parte, oggi facciamo il PUC per la zona di Ugolio e dopo ne facciamo un altro. Non si può. Si adotta il PEBA e poi in fase di progettazione chiaramente queste cose vengono stabilite.
Per quanto riguarda le fonti di investimento utilizzabili, che ritornano più volte, ripeto che non stiamo facendo un piano economico. Se noi guardiamo alle risorse probabilmente è la motivazione maggiore per cui il 18,8% dei Comuni italiani, nonostante l’adozione del PEBA sia una legge obbligatoria da trent’anni, non l’ha attuata.
Ricordo veramente che siamo passibili di azione legale, quindi non puoi dire: faccio il PEBA solo se ho le risorse.
Io attuo il PEBA, sarò evidentemente bravo, virtuoso, visto che mi sto occupando della salute dei cittadini e la garanzia della fruibilità dei diritti, a trovare le risorse necessarie.
Mi sembra assurdo mettere una limitazione del genere.
Punto 3: “Si propone di cassare completamente il punto tre”. Io dico “ad incrementare i controlli da parte degli organi preposti”. Ci mancherebbe che volessimo in qualche modo affermare che i vigili urbani non fanno il loro lavoro…! Si tratta di incrementare i controlli perché, se è vero che magari la sosta selvaggia ovviamente non dipende da loro ma anche dall’intelligenza e dal rispetto dei cittadini, sicuramente però anche facendo il censimento abbiamo rilevato tantissimi punti dove, dopo che sono stati eseguiti dei lavori, sia pubblici che privati, non si è provveduto al ripristino dei marciapiedi.
Quindi io non dico che non siano stati fatti i controlli, dico che evidentemente non sono abbastanza, assolutamente difendendo l’attività del corpo di polizia municipale, ci mancherebbe!
Bisogna dare probabilmente un indirizzo maggiore, anche qui gestire le risorse in modo che questi controlli possano essere effettuati.
Per il punto 2, “per incrementare le risorse da destinare all’abbattimento delle barriere architettoniche” è vero, sono vincolate in quota, “anche attraverso la destinazione di quote dei proventi annuali” sono vincolate in quota però si possono incrementare, prendendole per esempio da sanzioni e permessi in materia urbanistica stradale, senza contravvenire ai vincoli delle quote destinate ad altre
questioni, ad altre attività.
Punto 4. La questione economica posta per l’acquisto di giochi per i bambini con disabilità: se possiamo acquistare i giochi per i bambini senza disabilità, possiamo ovviamente prevedere di acquistare anche quelli. Quindi è ovvio che è in base alle risorse finanziarie, nessuno sta dicendo di andare a spendere dei soldi che non abbiamo.
Però impariamo a prevedere, quando si fanno le spese per esempio per sistemare i parchi gioco dei bambini, di dedicare le somme in modo che i bambini con disabilità e quelli senza abbiano la stessa possibilità e gli stessi diritti di poterne usufruire.
La prima domenica di ottobre era stata inserita perché l’anno precedente era stata la giornata della disabilità. In realtà quella internazionale è il 3 dicembre addirittura, quindi in condizioni meteorologiche ancora peggiori.
Si voleva semplicemente invitare, poi chiaramente viene detto “in concordato con le associazioni”, adesso abbiamo la CO.A.DI., era proprio per proporre anche un periodo che non fosse dal punto di vista climatico rischioso, perché quella del 3 dicembre, che è quella internazionale, è la giornata mondiale; però per noi a Nuoro ricorre proprio in un periodo meteorologico particolare.
Quindi era semplicemente una proposta, non ho nessuna difficoltà a togliere anche direttamente un periodo indicativo di tempo, ma si può mettere tranquillamente “ad organizzare una volta l’anno”.
L’ultima parte ovviamente sì, per me si può anche cassare del tutto, però al momento in cui ho presentato la mozione non c’era la CO.A.DI.; adesso c’è e quindi “il gruppo di studio” etc. si può sostituire con “la CO.A.DI.”.
Va bene anche quello che dice la Consigliera Zedde: invece di “le persone affette da disabilità”, va bene mettere “le persone con disabilità”.
Quindi riassumendo, pur ringraziando, ripeto, il tentativo di migliorie apportate dal gruppo La Città in Comune ribadisco che noi non stiamo facendo un piano economico, stiamo facendo un piano di salute e di fruibilità per i diritti dei cittadini.
Quindi tutte le fasi progettuali sarà cura proprio del gruppo della Città in Comune, che ha anche l’Assessorato alla viabilità, per esempio di progettare un PEBA che risponda veramente alle reali esigenze in base alle risorse che si spera poi vorranno trovare.

PRESIDENTE
La parola alla Consigliera Sanna.
CONSIGLIERA SANNA
La dichiarazione di voto è anche sull’emendamento chiaramente.
Mi dispiace di non essere contattata prima per valutare le proposte di emendamento, visto che volevano essere migliorative.
L’inserimento nel testo proposto dice “adottare le procedure di monitoraggio e quantificazione” etc. e “stilare il PEBA per lotti funzionali”, togliendo quello che è il senso della mozione che è un impegno con un tempo stabilito perché il Comune si doti del PEBA.
Lasciando soltanto l’intenzione di attuare il piano non ha più senso la mozione, perché con le intenzioni siamo andati avanti trent’anni, da quando è entrata in vigore la legge e quindi non credo proprio che togliendo il limite…
Contattata prima avrei potuto dire: non ce la facciamo, mettiamo 18 mesi, mettiamo qualsiasi cosa, però mettiamo una scadenza che garantisca che il Comune, quest’Amministrazione, prenda l’impegno e lo attui, perché sulle intenzioni non possiamo più costruire niente: ci pensiamo domani, ci pensiamo dopodomani, troviamo le risorse. E le barriere architettoniche rimangono.
Quindi io alcuni punti ero disponibilissima a correggerli, però bastava anche magari presentare più emendamenti o essere contattata e ne avremmo discusso, se si voleva portare una cosa migliorativa.
Era assolutamente l’interesse del gruppo 5 Stelle che il Comune di Nuoro adottasse un PEBA, più PEBA, qualsiasi cosa, però non sulla base delle intenzioni, “lo vogliamo fare, siamo bravi”, per quello abbiamo messo un’indicazione di data precisa, che sei mesi potrà essere riduttiva però è sicuramente di stimolo perché le commissioni competenti o gli Assessorati o quelli che ci debbano lavorare si mettano al lavoro, se non mettiamo scadenze non facciamo più niente.
Tra l’altro, pensando anche al bando per le periferie per il quale adesso il Comune si appresta ad avere delle risorse, immagino che preveda anche dei fondi sul piano per le mobilità sostenibili, finanziate proprio per quello.
Quindi anzi questa scadenza di sei mesi poteva essere utile in questo momento, quanto mai attuale perché lavori pubblici, Assessorato e commissioni si mettessero a lavorare anche in prospettiva di queste risorse che abbiamo appena trovato.
È proprio l’occasione adesso per dotarci di un PEBA, abbiamo anche delle risorse.
Io non credo che per progettare il diritto alla fruibilità ci vogliano più di sei mesi, se si vuole fare si fa.
Quindi la mia dichiarazione di voto per l’emendamento è assolutamente contraria perché la mozione perde il senso di esistere, altrimenti avrei fatto una comunicazione all’inizio del Consiglio e avrei detto che avevamo intenzione di garantire i diritti di mobilità e di accessibilità a tutti quanti.


  1. ADOZIONE PIANO URBANISTICO ATTUATIVA (via Costituzione)

PRESIDENTE
Possiamo iniziare con la discussione sia dell’emendamento sia della delibera, prego la discussione è aperta.

(nessuno si prenota: rompe gli indugi il M5S)
La parola alla Consigliera Sanna.
CONSIGLIERA SANNA
Sono rimasta sconcertata che non ci fosse nessun intervento.
Non c’è niente da dire? Ci ho messo un sacco di tempo a cercare di capirci qualcosa e nessuno ha niente da dire? Sono contenta per loro.
Come ha detto anche prima l’Assessore Sanna, ci troviamo davanti ad una novità, ad un PUA.
Nuoro già si dota ad inizio 2015, con la fine della Giunta Bianchi di un PUC, che poi è stato approvato definitivamente a dicembre 2014, ma entra in funzione solo a marzo 2015. Quindi per parlare di PUA per me è stato necessario capire bene anche cos’è il PUC e a che cosa serve. È chiaramente quello strumento necessario atto alla previsione locale del futuro attraverso la pianificazione di crescita della città.
Ossia decide, prevede come la città debba crescere. È reso ovviamente obbligatorio dalla legge regionale e deve adeguarsi quindi ai piani paesaggistico e di assetto idrogeologico PAI.
A chi serve il PUC? Principalmente ai cittadini. Anzi, il PUC deve essere proprio a servizio dei cittadini, perché deve far crescere la città in maniera equilibrata, soddisfacendo le caratteristiche della città e quindi della vita dei suoi abitanti.
Chiaramente prevedendo però distribuzione di volumetrie e destinazione d’uso, rientrano nel PUC, e così poi anche nei PUA, altro tipi di interessi, ovviamente quelli privati.
Proprio la commistione di più interessi ha determinato il fatto che l’incarico conferito allo studio Portoghesi dal 1993 di redigere un PUC da approvare è andato avanti per 13 anni quando l’architetto rinuncia, sfinito da quelli che furono ostacoli politici.
All’approvazione del PUC ci prova poi la prima Giunta Zidda, anche la seconda, e si arriva solo a fine mandato Bianchi, dove si raggiungono comunque i numeri dopo tanti compromessi fra le forze politiche.
Però il PUC che abbiamo adesso è, come già detto anche in occasione del mio primo Consiglio di insediamento quando ci apprestammo a farne una variazione, ricco di errori e di contraddizione.
Io stessa ho trovato, verificando, tanti articoli, un articolo dice una cosa e, siccome è stato emendato tantissime volte, ci mancano gli stralci degli articoli e ci sono più articoli contraddittori. Rimane comunque uno strumento fortunatamente flessibile che può essere modificato, anche se ogni sua modifica è lunga e deve passare al vaglio regionale.
Il 1° marzo 2017 infatti facciamo un Consiglio Comunale con richiesta al Consiglio di approvare una delibera dove è contenuta proprio una variante. Tra l’altro anche quella di poter presentare PUA in alcune zone della città.
L’approvazione definitiva della variante del PUA avviene il 4 agosto del 2017 e questa praticamente è la terza volta. Lo volevo dire perché vedendo oggi il PUA che andiamo a votare, è assolutamente legato agli altri due.
Ora che lo vedo per me è chiaro, le delibere di marzo e di agosto sono state propedeutiche, perché hanno interessato zone B10, zone G, tutte quelle che altrimenti non avrebbero permesso, da quello che ho visto io, la possibilità di accogliere il PUA così come presentato dai privati.
Comunque la condizione principale perché si possa accogliere un PUA è la stessa che poi caratterizza anche il PUC, cioè deve esserci un rilevante interesse pubblico.
Il primo responsabile del procedimento di questo progetto, il Comune di Nuoro, ho letto la relazione, era stato affidato all’architetto Daga, dove conclude, proprio nel rilevare l’interesse per il Comune, con delle osservazioni.
O meglio, in realtà esprime un parere contrario, perché non conforme secondo lui alla normativa del PUC e lo fa perché dice che in alcuni casi le aree da destinare ai servizi vengono ridotte, c’è un calcolo di metri quadri, con la conseguenza che nello scambio 60/40, dove al Comune deve andare il 60, alcune aree sono state ridotte del 10% perché sotto soglia dei 3000 metri quadri e quindi viene dato al Comune il 50.
Quindi sembrerebbe, secondo il responsabile del procedimento, che il Comune perda in qualche modo dei metri quadri da destinare ai servizi.
Risponde a questa relazione del responsabile del procedimento il dottor Scanu, ovviamente argomentando, che sostanzialmente dice che tra quello che il responsabile del procedimento iniziale sostiene e invece i calcoli fatti dal progettista del PUA, l’ingegner Giannasi, c’è una differenza interpretativa, perché viene considerata la superficie reale e non catastale, perché ci sono delle sovrapposizioni, delle cose tecniche nelle quali, nonostante abbia fatto un po’ di catasto nella mia vita, non mi voglio addentrare.
Diciamo che ci troviamo davanti a due interpretazioni diverse.
E va bene, non è giusto o sbagliato, proprio perché si tratta di interpretazioni.
Però per esempio nell’interesse pubblico una prima domanda è questa: il Comune, secondo la relazione del primo responsabile del procedimento, perderebbe 2500 metri di terreno, perché non viene fatta una perequazione immediata; viene fatto invece uno scambio per cui il Comune ha il 10% in meno del volume, però ha in più dei soldi chiaramente, che quantifichiamo penso in circa 80.000 euro.
La domanda è questa: che cos’è l’interesse pubblico più rilevante in questo caso? Sono 2500 metri di terreno in zona che il Comune potrebbe utilizzare per mantenere le dimensioni per esempio del campo di calcio o per altre strutture sportive, oppure gli 80.000 euro derivanti da questo 10% di corrispettivo della cubatura?
E la stessa domanda si può fare anche per quello che lei quantifica, Assessore, in circa 800.000 euro che entrano nel Comune.
Io le chiedo – ma è proprio il primo dubbio – l’interesse rilevante per la collettività, la rilevanza di interesse pubblico è in 800.000 euro che entrano nelle casse del Comune o è nel destino che avrà un’area di servizi per la città, della quale purtroppo parliamo, e anche nell’emendamento si ripete, di futuro e di cosa ipotetica?
È proprio il primo dubbio.
Poi risulta, come da verbale della commissione – questo è un altro punto – dell’11 ottobre di quest’anno, che è avvenuta un’interlocuzione con l’ingegner Peddio, con l’ingegnere del traffico, che descrive gli scenari possibili in merito alla viabilità della zona.
Sarebbe stato gradito avere informazione di questa relazione, almeno per conoscenza, perché questo è l’altro individuo. Parliamo comunque di una zona dove la viabilità e il traffico da quello che vedo io sono abbastanza congestionati e importanti, quindi mi sarebbe piaciuto sapere gli scenari possibili, avere un’idea. Potevate allegarlo Assessore, proprio come informazione anche per evitare un dubbio, così il dubbio non mi viene se so che c’è il parere favorevole.
ASSESSORE SANNA
(INTERVENTO FUORI MICROFONO)
CONSIGLIERA SANNA
Sicuramente avrebbe fugato un dubbio che invece rimane. Lo stesso dubbio resta, perché in realtà stiamo votando una delibera PUA però fatta da un privato su un progetto esecutivo che il privato ha e io no. Cioè noi non abbiamo il progetto esecutivo, il privato sì, noi votiamo una delibera PUA che è tutta costruita in base ad un progetto che già si sa come verrà realizzato, del quale però non conosciamo.
La realtà è questa.
PRESIDENTE
Assessore, risponda dopo.
CONSIGLIERA SANNA
Non posso entrare nel merito di un progetto che non conosco e che tra l’altro avverrà in un momento secondario, così come tutte le cose che verranno portate nella convenzione che stipulerete dopo.
Il problema è che adesso votiamo una cosa concreta, sulla convenzione non avremo nessuna possibilità né di valutazione né di scelta e genera troppi dubbi.
Riguardo a quello che rimane al Comune, che io ho visto nelle tavole, rimane il terreno attraversato dal canale tombato, insieme ad un campo che, così individuato come nelle tavole, non ha respiro, non ha spazi attorno.
Addirittura leggo in un punto che passeremo ad avere un campo ipotetico, quello che attualmente ospita fino alla prima categoria, alla serie D, invece ne avremo uno di dimensioni ridotte che arriverà fino alla prima categoria.
C’è scritto in qualche relazione, non me lo sono inventata Assessore.
Se un campo ha ambizione di giocare in più categorie ovviamente sono previste altre cose, che possono essere più gradinate, più spogliatoi e tutta una serie di cose.
Il dubbio grosso è anche la destinazione di questo campo da calcio: ci sarà, non ci sarà, come sarà fatto? E soprattutto per quanto tempo i ragazzi che attualmente ne usufruiscono rimarranno senza?
Parliamo comunque di un quartiere popoloso, dove lo sport ha svolto sicuramente anche un ruolo importante per fenomeni negli anni passati di devianza minorile e casi di disagio, e del campo però non sappiamo niente.
Anche qui il dubbio è questo: l’interesse pubblico dov’è? È negli 800.000 euro che incassa il Comune o è nella mancanza di previsione di una zona di servizi sportivi così importanti?
Poi un’altra cosa: nei piani attuativi all’Art. 40, comunque sulla perequazione urbanistica, si dice che nei piani dov’è prevista la cessione di aree ai fini perequativi, dovrà essere comunque garantita per la parte privata la dotazione minima standard di 9 metri quadri per abitante teorico di verde pubblico, che dove ci sono i parcheggi,
lì dove dovrebbe sorgere questo fantastico centro commerciale non si vede.
Un altro punto è la trasparenza. Già dalla relazione sulla viabilità che potevate fornirci – poi la leggerò – all’elenco dei vari passaggi nella delibera dove comunque non viene riportato che c’è stato un parere negativo del responsabile di procedimento, è stata poi tolta questa delibera dall’ordine del giorno di non ricordo quanti Consigli fa, per una presunta mancanza di un documento da allegare al PAI che oggi non troviamo.
Oggi non abbiamo un documento in più, anzi abbiamo documenti in meno, e precisamente quelli legati alle tavole per quanto riguarda i collettori delle acque.
Quindi anche qua vengono dei dubbi. Avevamo un ordine del giorno con questa delibera da discutere, mancava un documento e adesso documenti in più non ce ne sono, anzi ce ne sono in meno.
Per il resto le valutazioni tecniche sono molto complesse, anche perché non avete iniziato voi sicuramente questa operazione di scambio. Però le valutazioni politiche le faccio a voi.
Intanto una delle cose secondo me più gravi è che stiamo esponendo la città ad un consumo di suolo, di territorio e di cementificazione che sono sicuramente contrarie alla visione politica di una città che vuole svilupparsi su modelli ecosostenibili.
Sappiamo benissimo che questa delibera PUA porterà poi ad una convenzione, ad una concessione edilizia e che quindi sorgerà un altro centro commerciale, non sappiamo di quali dimensioni.
Anzi in realtà lo sappiamo perché nella variazione di marzo abbiamo votato esattamente anche l’altezza che avrà questa struttura nuova, perché tutto è stato costruito intorno a questo progetto.
E facciamo un altro centro commerciale in una zona centrale, dove ci sono quattro scuole, oltre al fatto che è anche una delle zone più popolose della città.
E le segnalo un problema di carico antropico che secondo me avrebbe dovuto avere una giusta riflessione e valutazione da parte vostra, perché non sappiamo sinceramente, all’apertura dell’ennesimo centro commerciale, l’impatto. Oltre al fatto che il centro sorgerà adiacente ad una di queste quattro scuole. E poi abbiamo già la zona di via Don Bosco con i vari centri commerciali. Non
era prevista lì? Non dovevamo pensare anche ad una rivitalizzazione di Prato Sardo?
Perché a Prato Sardo, qualora si dovesse dire che questo centro commerciale, così come si dice, porterà posti di lavoro e quindi è interesse di tutti, c’è stato il supermercato dove almeno venti persone sono rimaste a casa dopo aver lavorato pochi anni.
Quindi anche il fatto che si dia questo indirizzo, “comunque portano posti di lavoro”, sono delle illusioni e manca invece proprio una visione di sviluppo, quindi ecosostenibile e di crescita della città.
Io non so qua ancora dov’è l’interesse pubblico, ripeto se è negli 800.000 euro o nella costruzione di un centro commerciale.

PRESIDENTE
Non ci sono altri interventi, dichiaro chiusa la discussione e procediamo con le dichiarazioni di voto. Dichiaro aperte le dichiarazioni di voto, sia sull’emendamento sia sulla delibera.
La parola alla Consigliera Sanna.
CONSIGLIERA SANNA
Voglio ribadire una cosa, perché ho sentito più colleghi Consiglieri che lo dicevano: a me non interessa il privato, non è che io vengo qua per andare contro gli interessi del privato o cercare di limitarne le attività, assolutamente.
Cerco di valutare doverosamente se le azioni dell’Amministrazione portano avanti un interesse pubblico.
Ci mancherebbe pure! perché è successo anche con la questione del campo di
tiro al piattello.
Io lo voglio dire in Consiglio apertamente, e spero lo colga anche qualche giornalista: non ho nessuna intenzione di fare il giustiziere di nessuno o di andare a controllare gli interessi dei privati o di limitarne in qualche modo l’attività, veramente ci mancherebbe.
Detto questo, occupandomi soltanto di cittadini e dell’interesse pubblico, ho espresso i miei dubbi, che evidentemente voi riuscite a fugare meglio perché avete un altro tipo di interlocuzioni che io non ho avuto.
Non sono contraria al PUA, posso essere contraria magari alla scelta, non posso condividere la scelta di fare lo scambio prima della perequazione per un importo al posto di metri quadri, ma sono tutte quante considerazioni politiche.
I dubbi che avevo ovviamente sono rimasti, nel senso che tutto quanto è affidato comunque ad una convenzione successiva e quindi a delle cose di un futuro che io non posso determinare, anche perché non penso di essere l’unica a sapere cosa andrà a sorgere là.
Quindi il mio sarà un voto di astensione.

 

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