Debiti fuori bilancio e responsabilità

Intervento Consiglio Comunale del 09.02.2017 – Relazione commissione indagine conoscitiva

Il lavoro della commissione ha riguardato debiti fuori bilancio che purtroppo a Nuoro stanno diventando la norma mentre invece dovrebbero essere una eccezione. La regola dovrebbe essere quella di operare ed amministrare bene e quindi non avere periodicamente delle sentenze che mettono sempre più in crisi le casse comunali.

Ed invece lo stillicidio continua. Sono di questi giorni due nuove sentenze contro il comune di Nuoro che andranno a determinare ulteriori debiti fuori bilancio.

Il TAR Sardegna ha condannato infatti la amministrazione comunale al pagamento di circa un milione e 293 mila euro per un vecchio appalto dei rifiuti risalente al 1985. Il comune di Nuoro è stato condannato in quanto aveva procurato la invalidità dell’appalto causa errori di procedura di aggiudicazione.

Vi è poi una pretesa milionaria, di oltre un milione e 700 mila euro, tutta ovviamente da verificare, per aver negato una autorizzazione alla apertura di un supermercato, causa un abuso edilizio. Sta di fatto che il Consiglio di Stato ha confermato il pronunciamento del TAR, quindi sentenza definitiva.

Dicevamo che oramai sta diventando regola ciò che dovrebbe essere eccezione, infatti l’art. 194 del TUEL prevede il riconoscimento dei debiti fuori bilancio in fattispecie ben precise e limitate, tra cui le sentenze esecutive.

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Che non parliamo di procedure normali lo si può capire dalle modalità di finanziamento su cui si pongono forti limiti. Infatti il finanziamento delle spese suddette deve avvenire tramite le economie di spesa, oppure tramite i proventi derivanti da alienazione di beni patrimoniali disponibili.

Solo come ultima ratio si dovrebbe fare ricorso a mutui motivando la impossibilità di utilizzare altre risorse. Le casse comunali del comune di Nuoro sono precarie da tanto tempo per cui si è dovuto provvedere proprio facendo ricorso a mutui.

Ricordiamo che con il  Rendiconto 2015 si era certificato un indebitamento per prestiti, in massima parte con la Cassa Depositi e Prestiti, nei confronti di tale Ente dovranno essere versate quote semestrali fino al 2040 per un totale tra capitale ed interessi di € 68.610.390, ogni anno mediamente 3 milioni di euro.

Ricordiamo anche che con il Rendiconto 2014 si era certificato un disavanzo di amministrazione di € 16.513.104,54 che dovrà essere ripianato nel corso di 30 anni, ogni anno € 550.436.82.

La accensione di mutui ha conseguenze gravi, per circa trenta anni i nuoresi dovranno contribuire ogni anno con maggiori tasse o con minori servizi al ripiano di una somma di oltre 3,5 milioni di euro (3.000.000 + 550.436).

Lavori della commissione

La commissione indagine ha lavorato su tre casi in cui sono potuti mettere in evidenza tutti i limiti della azione amministrativo – politica nella città di Nuoro, i debiti fuori bilancio non sono un tragico destino ma la conclusione di negligenze, incompetenze, azioni colpose e a volte probabilmente anche dolose.

Nella disamina dei debiti fuori bilancio è emerso, in alcuni casi, una corsa alla minimizzazione delle proprie responsabilità che devono essere analizzate non  fosse altro per lo meno per non ripetere gli stessi errori nel futuro.

Deve evidenziarsi infatti che parliamo di situazioni che coinvolgono, a vari livelli politici, dirigenti, funzionari, liberi professionisti ed avvocati, parte dei quali operano ancora presso il comune di Nuoro a vario titolo. Vediamo velocemente i tre debiti fuori bilancio analizzati.

Strada di accesso alla nuova caserma dei Vigili del Fuoco

Il primo elemento che viene in evidenza riguarda la decisione di modificare le norme urbanistiche, infatti l’area interessata ricadeva nel piano particolareggiato di “Badu e Carros”, in cui l’art 40, delle norme di attuazione, prevedeva la stipula di apposita convenzione tra il Comune e i proprietari che volevano intraprendere attività edificatoria.

Ebbene con deliberazione del Consiglio Comunale nel 1981 fu modificato tale articolo prevedendo, in alternativa alle convenzioni, il rilascio di concessioni ad edificare, per cui si doveva procedere alla acquisizione delle aree, necessarie alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primarie e secondarie, mediante esproprio.

Quello che prima poteva essere ottenuto con una convenzione con i proprietari delle aree ora diveniva25_big realizzabile con esproprio, determinando quindi le tante ed infinite causa presso il tribunale! Con il senno del poi diventa davvero difficile capire una scelta del genere.

Infatti Il debito fuori bilancio in discussione è inerente ad una causa di esproprio di un terreno destinato alla realizzazione della strada di collegamento alla Caserma dei Vigili del Fuoco.

Attivare procedure di esproprio hanno determinato a Nuoro, come in tante altre parti, grossi problemi, come M5S avevamo denunciato, in precedenti interventi in consiglio comunale, la prassi errata, in anni passati, nella esecuzione degli espropri. Inesattezze procedurali, quali per esempio occupazioni di urgenza poi non completate con la procedura di esproprio vera e propria. A Nuoro, e non solo, si usava questo sistema non corretto, aggravato da una normativa che consentiva di espropriare a prezzi bassi.

Le procedure erano cambiate, in particolare la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con Sentenza del 2006, aveva affermato e sancito che l’indennità di esproprio deve essere pari al giusto ristoro o al valore di mercato se esproprio illegittimo.

Eppure risulterebbe che ci sono stati progettisti che, ancora in anni recenti, hanno presentato dei progetti con dei costi di esproprio con cifre risibili con la motivazione che “tanto poi sarà il tribunale a decidere per gli espropri”.

Il debito fuori bilancio in questione nasce da una procedura espropriativa portata a termine in maniera corretta, anche se il risarcimento proposto all’espropriato non è risultato congruo, in quanto calcolato all’origine secondo criteri che venivano utilizzati prima della sentenza del 2006.

Infatti con progetto definitivo l’area da espropriare veniva valutata in € 60/mq, con un il valore di esproprio valutato in € 397.980, tale valore veniva confermato con il Decreto di Esproprio emesso nel 2008. Come può notarsi che le date di esecuzione dell’esproprio sono successive alla data della sentenza della Corte Europea.

I proprietari dei terreni non accettavano tale importo e si arrivava quindi al Collegio Arbitrale composto da tre tecnici: uno per il tribunale ed uno ciascuno per le parti in causa. La maggioranza dei componenti, parte proprietari e parte Tribunale di Nuoro, a maggioranza decidevano per un valore di € 190/mq, per un valore complessivo di € 1.260.270.

Il Comune di Nuoro non accettava tale valore e ricorreva alla Corte di Appello che con sentenza del 2014 ha condannato il Comune di Nuoro ad una indennità di espropriazione di € 2.737.608, per cui la valutazione del Tribunale è stato in ultimo di circa € 410/mq.

La valutazione finale del Tribunale quindi è stata quasi sette volte di più rispetto alla prima valutazione del Comune di Nuoro e più del doppio rispetto a quanto era stato accettato dai proprietari in sede di arbitrato.

Esproprio area Ortu e Tissi e cooperativa Olimpia

Di questa causa si evidenziano solo alcuni aspetti significativi che si trovano ben articolati nella relazione finale della commissione di indagine conoscitiva.

A seguito di approvazione con deliberazione del Consiglio Comunale del 1976 veniva assegnata alla Cooperativa il diritto di superficie su un’area di mq 2.240.

Con atto separato veniva approvata la convenzione in cui si specificavano tutte le condizioni e gli oneri di urbanizzazione ma di tale convenzione non sono stati rintracciati gli atti, non sono stati trovati nemmeno gli atti di altra convenzione, stipulata successivamente, per consentire una diversa destinazione d’uso dei locali non strettamente necessari alla residenza.

Locali, inizialmente previsti come aree Pilotis, da destinare ad attività commerciali, direzionali e terziarie per il tempo necessario ad ammortizzare  un mutuo di 25 anni, con impegno della cooperativa poi di cedere tali locali al comune, per usi compatibili con le esigenze abitative.

Come detto di tale convenzione non si è trovata traccia, sta di fatto che su una parte di questi locali vi è una banca, fatto che crea una qualche perplessità considerato che l’area era stata espropriata per destinarla ad edilizia economica e popolare, quindi nulla ha che a vedere con una attività bancaria.

La relazione approvata dalla commissione specifica come “in tutta la vicenda si evincono lacune comportamentali sia della parte politica che della parte amministrativa che meriterebbero di essere indagate meglio con mezzi migliori di quelli che questa commissione dispone”.

Palazzetto dello Sport

palazzetto-dello-sportSul Palazzetto dello sport vengono in rilevo i fatti di cronaca di questi giorni con la notizia della perdita dei 9 milioni a seguito della revoca da parte della regione Sardegna, si sapeva solo della revoca di tre milioni circa due anni fa, dei restanti sei milioni si è saputo ora.

Sarebbe mancata la obbligazione giuridicamente vincolante, non si era definita la procedura a seguito della aggiudicazione provvisoria, quindi in realtà la revoca era fin dall’inizio su tutti i 9 milioni.

Parliamo del finanziamento del 2007 per fare nascere la Cittadella sportiva, cui fecce seguito la pubblicazione del bando del 2011 e la aggiudicazione provvisoria nel 2012, nel 2015 la regione sembra che avesse comunicato al comune di Nuoro il definanziamento di tutte le opere non iniziate prima del 2008.

Un pasticcio su cui si dovranno fare i dovuti accertamenti, sta di fatto che il tutto si innesca in una situazione già assurda in cui avremo a Nuoro la ennesima incompiuta con i pilastri ben in vista a Sa Tanca ‘e S’Ena.

Il pasticcio del Palazzetto dello sport ha avuto inizio con la vicenda oggetto della indagine conoscitiva, la vicenda parte dal lontano 1986, con approvazione del progetto nel 1991 ed aggiudicazione della gara di appalto nel 1995. Da questo momento inizia una fase di confusione ed approssimazione, di contenziosi tra impresa e amministrazione comunale fino ad arrivare al 2000 in cui l’impresa decide di sospendere i lavori e cita il Comune di Nuoro in tribunale, chiedendo il riconoscimento dei danni.

Con sentenza del 2010, il tribunale condanna il Comune di Nuoro al risarcimento dell’impresa a titolo di danno patrimoniale per un importo pari a € 1.851.558.

Anche in questo caso sono emerse situazioni che richiedono maggiori approfondimenti, in particolare sono emerse deficienze fin dal progetto originario, approssimazioni nella gestione dei lavori, risulta incomprensibile anche la decisione di resistere in giudizio, nonostante le evidenti carenze progettuali.

Forse questa pratica più di altre mette alla luce il modo approssimativo ed incompetente che richiama tanti protagonisti delle vicende politico – amministrative del comune di Nuoro, parliamo infatti di organi politici, di organi tecnici ed anche di incarichi esterni a professionisti ed avvocati.

Considerazioni finali

Si ha come la impressione che la gestione della cosa pubblica diventi a volte un assalto alla diligenza dei denari pubblici, per questo invitiamo per la ennesima volta in questo consiglio comunale la giunta Soddu a dare un segnale concreto di cambiamento.

Certamente si deve avere lo spirito costruttivo e proposito di voler risolvere i problemi e trovare soluzioni ma è nostra convinzione che, una parte delle soluzioni, possa avvenire ricercando le cause profonde ed anche le responsabilità, se del caso, al fine di non ripetere gli errori del passato. Lo dobbiamo ai cittadini nuoresi che per circa trenta anni dovranno contribuire ogni anno, con maggiori tasse o con minori servizi, al ripiano di una somma di oltre 3,5 milioni di euro.

 

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