Intervento in Consiglio Comunale su Tossilo

Intervento in Consiglio Comunale su Tossilo


comune nuoro

Tore Lai (M5S): La politica nazionale del Governo centrale ha prospettato la costruzione da 8 a 12 nuovi inceneritori oltre ai 6 già in costruzione, tutti quanti al Centro e Sud Italia di cui almeno uno in Sardegna, il tutto senza alcuna condivisione territoriale e spiegazioni sull’impatto ambientale. Laddove dovesse passare la riforma costituzionale attualmente in discussione con l’accentramento di poteri al governo centrale e con la c.d. clausola di supremazia potremo assistere a maggiori imposizioni calate dall’alto senza alcuna considerazione delle volontà locali e territoriali.
Questo nonostante l’Italia alla Conferenza Mondiale sul clima si era impegnata a sostenere la riduzione di emissioni di anidride carbonica, mentre con i nuovi inceneritori saranno emesse un milione e mezzo di tonnellate in più di anidride carbonica ogni anno.
Pare evidente che ci sono interessi che spingono verso il “sistema inceneritori” palesemente superato anche dalle nuove tecnologie che propongono invece sistemi alternativi di riciclaggio più convenienti, ma soprattutto sono i cittadini che vogliono avere sistemi più salubri e sicuri, come a Nuoro che hanno accettato e collaborano ad un sistema basato sul riciclo e non sul bruciare i rifiuti.
In Sardegna si vuole raddoppiare la linea ormai obsoleta di Tossilo proprio ora che il conferito da bruciare è notevolmente diminuito e nonostante non rispondesse al bisogno richiesto e quindi è risultato sottoutilizzato.
Anche in Sardegna quindi bisogna chiedersi se vi sono interessi personali orientati verso il “sistema inceneritori”, nel caso di Tossilo infatti come M5S chiediamo da dove verrà recuperato il conferito per far funzionare in maniera ottimale ed economicamente vantaggioso tale inceneritore, dal momento che la produzione attuale era più che sufficiente per il fabbisogno. I casi pertanto sono due, o si porterà da altre regioni o si ha intenzione di incenerire quel che dovrebbe essere riciclato dalla differenziazione.
Analizziamo alcuni dati tecnici che dimostrano il pericolo per la salute e l’ambiente:
“Gli studi hanno evidenziato come l’incenerimento dei rifiuti li trasforma in nanoparticelle tossiche e diossine e la necessità di acqua, calce, bicarbonato ne aumentano la massa iniziale dei rifiuti, i dati hanno dimostrato che da una tonnellata di rifiuti vengono prodotti fumi e 300 kg di ceneri solide e altre sostanze. Ricordiamo che le ceneri solide vanno smaltite per legge in una discarica per rifiuti tossici nocivi, rifiuti estremamente più pericolosi delle vecchie discariche – i fumi contengono 30 kg di ceneri volanti cancerogene, 25 kg di gesso – l’incenerimento produce 650 kg di acque inquinate da depurare.
Le micro polveri (pm 2 fino a pm 0,1) derivanti dall’incenerimento se inalate dai polmoni giungono al sangue in 60 secondi e in ogni altro organo in 60 minuti e le patologie derivanti dall’inalazione sono: cancro, malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer, infarto e ictus. Lo comprovano migliaia di lavori scientifici”.
Oltre a questa gravità che ricade sulla salute pubblica, non si ha neppure una convenienza economica, gli inceneritori infatti non sono a costo zero ma finanziati con il 7% della bolletta dell’Enel associandoli alle energie rinnovabili insieme ai rifiuti delle raffinerie di petrolio al carbone, contro ogni direttiva europea. Senza tale tassa sarebbero diseconomici.
Tutto questo quindi deve favorire la riduzione dei rifiuti tramite la raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale e il riciclo di quanto raccolto in modo differenziato.
Una proposta concreta prevede che:
“la parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla con impianti di bioessicazione. La raccolta differenziata infatti può arrivare a quantità di almeno il 70% dei rifiuti ed il circa 30% rimanente potrebbe essere ridotto al 15-20% dopo la bioessicazione. Una quantità del genere sarebbe inferiore o equivalente agli scarti degli inceneritori. Si tratterebbe di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione ed impatti ambientali sanitari”
Emergono come già evidenziato interessi privati rispetto a quelli pubblici, se nel settore dei rifiuti non ci fossero per legge dei monopoli privati a totalità di capitale pubblico ma una reale liberalizzazione del mercato, la concorrenza tra le aziende avverrebbe sulla capacità di recupero e l’incenerimento sarebbe superato.
Nel caso specifico di Tossilo la nuova linea di incenerimento porterebbe la potenzialità di trattamento ad almeno 60.000 tonnellate annue di rifiuti indifferenziati, ben oltre le attuali capacità delle due linee di termovalorizzazione esistenti, con quantitativi necessari per portare a reddito l’esercizio della nuova linea di termodistruzione, non più raggiungibili, ma che determinerebbero un ulteriore aumento dei costi tariffari per le comunità che conferiscono in tale impianto.
Questa scelta non ha senso dal momento che da anni vi è un calo della produzione di rifiuti “secco-indifferenziato”, legato a minori consumi ma soprattutto al fatto che i territori che conferiscono a Tossilo dal Nuorese, dall’Ogliastra e da Oristano registrano una raccolta differenziata di circa il 60%, con previsioni di conferimento inferiori alle 48.000 tonnellate all’anno. Tali numeri evidentemente rendono inutile una nuova linea di incenerimento.
Il potenziamento pare che renderebbe più allarmante la situazione della zona interessata per la presenza ulteriore di agenti atmosferici e del suolo, quali diossine, ossidi di azoto e zolfo e polveri sottili, mettendo a rischio ancora di più la contaminazione delle aree di pascoli e allevamenti elementi fondanti del sistema produttivo del territorio.
Nell’area di Macomer si registrano tassi di mortalità e di incidenza più alti in assoluto per il sesso femminile rispetto alle altre aree indagate e nella stessa area si registra anche un incremento molto significativo del tasso di mortalità per i sessi aggregati.

tossiloSentenza TAR
L’aumento con sovradimensionamento dell’impianto di Tossilo si mette in contrasto con le direttive dell’Unione Europea ed in particolare con le possibilità offerte dalla direttiva quadro n. 2008/98/CE analizzata anche dalla sentenza del TAR Sardegna N. 627-8-9/2016 del 22.06.2016.
Tale sentenza è intervenuta su ricorso dell’ associazione ricorrente “Zero Waste Sardegna” ricordiamo affiliata all’associazione nazionale “Zero Waste Italy”, dichiarando che l’aumento previsto dal progetto del Consorzio Industriale di Macomer si pone anche in contrasto con quanto stabilito dal vigente Piano regionale dei rifiuti nel 2008.
La sentenza evidenzia non solo l’inopportunità della realizzazione di un inceneritore con maggiori capacità ma anche su altri aspetti negativi in cui non si danno indicazioni sulla individuazione del sito di stoccaggio delle ceneri e dei materiali incombusti post-trattamento. L’aumento dei costi analizzato inevitabilmente finirebbe per gravare le tariffe di smaltimento, i costi di realizzazione risulterebbero più alti dei parametri previsti per gli impianti di questa dimensione.
A questo dobbiamo aggiungere anche quello di non aver ascoltato le istanze dei cittadini, associazioni ambientaliste e di categoria, operatori agricoli e agro-industriali, nonché delle amministrazioni del territorio, in ordine al passaggio a sistemi di smaltimento più razionali, economici e maggiormente rispettosi per l’ambiente.
Oltretutto nella sentenza TAR si “evidenzia che l’impianto esistente si presentava peraltro solo parzialmente operativo (le linee erano solo parzialmente utilizzate); l’inceneritore infatti è risultato attivo per un limitato numero di giorni nell’anno”.
Si legge ancora nella sentenza del TAR:
“La previsione, nel 2008, di un raddoppio dell’impianto appare non attuale in quanto nell’arco degli 11 anni 2008-2019 (data di previsto avvio della nuova struttura) la produzione di raccolta differenziata ha avuto un trend di grande sviluppo, rendendo inferiore (e non certo superiore, stante il conseguente prevedibile minore afflusso di rifiuti in entrata) le necessità di concreta operatività dell’impianto per il trattamento tradizionale (di incenerimento) dei rifiuti.
Anche solo considerando i dati relativi al 2014 risultano 28.000 tonnellate destinate all’incenerimento, cioè il 9,6% in meno rispetto al 2013, con consistente sproporzione di utilizzo rispetto alle previste 60.000 t/a di capacità del nuovo impianto. E ciò senza che sia stata evidenziata alcuna giustificazione del raddoppiato potenziamento di un impianto la cui operatività era prevista, come verrà successivamente esaminato, solo in via transitoria.
Si tenga conto che considerando la “gerarchia” nelle modalità di gestione dei rifiuti, come definita dalla Direttiva Europea 2008/98/CE, l’incenerimento con recupero energetico ad alta efficienza si colloca solo al quarto livello di priorità dopo prevenzione, preparazione per il riutilizzo e recupero di materia (precede solo allo smaltimento finale in discarica controllata).
Inoltre va considerato che la Commissione europea ha contestato gli incentivi concessi dalla normativa italiana alle fonti “assimilate” alle rinnovabili, fra cui la combustione della frazione non biodegradabile dei rifiuti negli inceneritori (secondo la normativa europea solo la parte organica dei rifiuti potrebbe essere considerata rinnovabile; la restante parte può essere considerata esclusivamente una forma di smaltimento del rifiuto, escludendo esplicitamente la valenza di recupero)”.
Ed ancora:
“Resta comunque significativo il chiaro orientamento manifestato dalla Comunità in riferimento al trattamento/smaltimento con inceneritore, che non deve beneficiare di finanziamenti appartenenti e riservati alle energie rinnovabili.
Eliminando gli incentivi agli inceneritori si vuole, cioè, ristabilire un equilibrio di trattamento tale da consentire la piena applicazione della strategia integrata di smaltimento dei rifiuti”.

Consiglio di Stato e aggiornamento del Piano Regionale Gestione Rifiuti Urbani
Una sentenza molto chiara e grave nei suoi contenuti, ricordiamo che l’ordinanza del Consiglio di Stato del 20.10.2016 non ha annullato la sentenza del TAR nel merito della realizzazione del nuovo inceneritore di Tossilo, ha solo concesso la sospensiva della sentenza, riservandosi un giudizio di merito, su una questione che definisce delicata e complessa, entro il primo semestre del 2017.
Siamo anche di fronte all’aggiornamento del Piano Regionale Gestione Rifiuti Urbani che prevede
“a regime per il 2022 una raccolta differenziata pari all’80%, tenendo presente che i comuni sardi nel 2015 hanno raggiunto un livello di raccolta differenziata pari al 63%, dati ottenuti escludendo le tre città che sono palesemente indietro quali Cagliari, Sassari e Alghero. Abbiamo comuni che hanno una raccolta differenziata che supera il 70% rappresentando il 13% della popolazione sarda, per cui gli obiettivi virtuosi si possono raggiungere in tutta la Sardegna”.
Il nuovo piano prevede la modifica del sistema di incenerimento dai due poli di Cagliari e Sassari, come scelto dalla regione Sardegna nel 2008, con la cancellazione del polo di Sassari e la sua sostituzione con il nuovo secondo polo di Tossilo, decisione ovviamente presa senza alcuna considerazione delle istanze locali.
Secondo il nuovo piano
“il rifiuto secco da incenerire sarà pari a 158.000 t/anno (138.000 t/anno di secco residuo, 20.000 t/anno da scarti di raccolta differenziata) e l’impiantistica di incenerimento potrà trattare 200.000 t/anno di secco residuo (Cagliari 140.000 t/anno, Tossilo 60.000 t/anno)”.
Per l’inceneritore di Tossilo si prevede inoltre che possa essere eventualmente dismesso dopo il 2030, cioè si prevede un nuovo impianto da dismettere tra 15 anni.
Per il mantenimento di Tossilo i numeri oltretutto non quadrano in quanto già dal 2020 le quantità dei rifiuti da incenerire saranno inferiori alla capacità dei due nuovi poli e il nuovo inceneritore di Tossilo potrà entrare in esercizio soltanto nel 2019, a condizione ovviamente che il Consiglio di Stato accolga la richiesta della Giunta regionale e del Consorzio industriale e annulli la sentenza del TAR.
Il Piano aggiornato insiste quindi sull’incenerimento dei rifiuti come unica soluzione al trattamento della frazione secca residua, senza tenere conto che tale frazione può essere trattata diversamente e con metodi alternativi all’incenerimento, già largamente disponibili e che si vanno diffondendo in molte parti d’Italia.

Comune di Nuoro
Per il raggiungimento dei risultati sperati ogni comune deve fare la sua parte, per cui questa è una valida occasione per presentare una breve analisi che interessa anche il nostro comune.
Purtroppo come M5S possiamo dire che questa amministrazione in totale continuità con quella precedente continua a mandare in proroga un contrato di appalto vecchio e superato con Nuoro Ambiente spa che non genera i virtuosismi circolari che servirebbero a raggiungere il rifiuto zero ma al contrario genera maggiore tassazione ai cittadini.
Nel Comune di Nuoro si adotta la raccolta differenziata con il metodo porta a porta, il nostro programma elettorale si poneva l’obiettivo di raggiungere risultati di eccellenza paragonabili ai comuni più virtuosi d’Europa, adottando tecniche che tendano a ridurre significativamente il rifiuto indifferenziato che finisce in discarica o negli impianti di incenerimento.
Si prevedeva inoltre un sistema di pratiche e abitudini che consentano di contenere la spesa del servizio e aumentarne l’efficienza, con l’obiettivo primario di ridurre al minimo la tassa sui rifiuti, divenuta oramai insostenibile per i cittadini nuoresi.
Il perseguimento di questo risultato dovrebbe passare attraverso pratiche virtuose che attualmente non si vedono, quali: un Centro di Riciclo Tecnologico evoluto che trasformi la totalità del secco riciclabile conferito in nuova materia prima riutilizzabile, un investimento in macchinari per la selezione meccanica del secco non riciclabile che recuperino le materie prime secondarie attraverso il trattamento a freddo, la realizzazione di un impianto di granulazione per produrre sabbia sintetica, la raccolta e trattamento dei rifiuti, con potenziale generazione di utili, l’adozione del sistema di Raccolta Puntuale e tariffazione basata sul peso e volume, col fine di stimolare l’acquisto di beni con il minor imballo possibile, il riuso e il riciclo, la consapevole pratica del compostaggio domestico ed altro ancora.
Il tutto in linea con le indicazioni date dall’Unione Europea sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e applicazione del principio “chi inquina paga”. L’orientamento nazionale del M5S è la rimodulazione del concetto di rifiuto, considerandolo una risorsa utile per trarre profitto oltre che benessere per l’ambiente: i rifiuti vanno così individuati all’interno di una gestione trasparente, ampia e soddisfacente, attraverso l’impiego di pratiche virtuose al fine di perseguire l’obiettivo Rifiuti Zero (programma mondiale Zero Waste).

Conclusioni
Per concludere l’argomento dell’ordine del giorno possiamo affermare come M5S che la presenza dell’inceneritore di Macomer rappresenti una fonte aggiuntiva di inquinamento, in particolare se si procede con la realizzazione del nuovo inceneritore.
Le scelte che si stanno operando nell’aggiornamento del Piano Regionale Gestione Rifiuti Urbani sono incongruenti da tutti i punti di vista da cui la si vuole guardare: tecnico, sanitario, sociale ed economico.
La vicenda di Tossilo dimostra la presenza di una classe politica che non sa dialogare con i rappresentanti dei territori ed i suoi cittadini che devono avere il diritto di fare le scelte migliori, soprattutto se, come abbiamo analizzato, vi sono alternative che tutelano la salute, la salubrità dell’ambiente e nel contempo rispettano la vocazione produttiva che nel caso di specie è certamente la produzione agro – alimentari.
Il M5S da sempre porta avanti queste battaglie senza ambiguità, vedere partiti che per decenni anteponevano all’ambiente interessi particolari magari con la scusa dei posti di lavoro e ora si aggiungono agli ambientalisti convinti, serve da stimolo per continuare su questa strada .
Purtroppo tra il dire ed il fare c’è tanta differenza e la storia dell’inceneritore di Tossilo ed in generale nel sistema Sardegna ci dice che gli interessi privati continuano a spingere verso un sistema monopolistico dei rifiuti.

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Tore Lai (M5S)

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