Le carceri come luogo di recupero e non solo di punizione

Intervento situazione carcere del 27.01.2017

Dati nazionali

Al carcere sono state affidate finalità rieducative e risocializzanti che sono state puntualmente disattese. Se il principio teorico non ha funzionato, dobbiamo porci il problema, e analizzare ciò che il carcere realizza concretamente, e da li partire per fare una politica carceraria che esca da una logica quasi esclusivamente punitiva e si appropri della funzione pienamente rieducativa.

downloadNegli ultimi quarant’anni sono state discusse tante proposte di riforma del sistema carcerario, che hanno generato molte illusioni e speranze,  ma che sono state nel tempo frustrate dai fatti. Il carcere attualmente non è in grado di rieducare le persone che sfortunatamente vi si trovano, per poco o per lungo tempo. La funzione della pena carceraria purtroppo in Italia non è quella di reinserire, un domani, il detenuto nella società e farlo diventare un cittadino onesto. Riesce solo a far aumentare la distanza tra i delinquenti e gli onesti. Ancora oggi chi esce dal carcere trova moltissime difficoltà a reinserirsi nel mondo lavorativo e crearsi una nuova vita.

Sovraffollamento

Alcuni dati possono dare l’idea della situazione carceraria in Italia. Il tasso di sovraffollamento (numero di detenuti rispetto al numero di posti letto regolamentari) è del 106% in Italia, mentre in Germania il tasso è dell’81,8%, in Spagna dell’85,2%, in Inghilterra e Galles del 97,2%. Risultano ancora 9.000 detenuti che vivono in meno di quattro metri quadrati a testa, standard minimo previsto dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa.

Al 30 giugno 2016 i detenuti nelle carceri italiane erano 54.072, in un anno sono cresciuti di 1.318 unità alla stessa data del 2015 ( infatti erano 52.754). La capienza regolamentare secondo il Ministero della Giustizia è pari a 49.701 posti. Di contro invece in 6 anni gli istituti penitenziari sono diminuiti da 209 a 193 per esigenze di razionalizzazione[1].

Il problema del sovraffollamento continua a essere un tratto distintivo delle nostre carceri.  E lo stato spende quasi tre miliardi di euro per mantenere in piedi un sistema che fa acqua da tutte le parti. Si pensi  che per ogni detenuto, l’Italia spende  140 euro al giorno, quasi tre volte di ciò che spende la Spagna e una volta e mezzo di ciò che spendono Inghilterra e Francia. Eppure non si capisce come mai, continuano ad esserci gli stessi problemi da quarant’anni a questa parte. Cioè da quando si è cominciato a parlare di riforma del sistema carcerario.

Attesa di giudizio e custodia cautelare

I dati sui detenuti in attesa di sentenza definitiva sono ancora troppo alti, risultano il 34,6% del totale, circa uno su tre (i detenuti condannati in via definitiva sono 34.580), a fronte della media europea è del 20,4%, dunque in Italia vi è un surplus del 14,7%. In Germania la presenza di persone non condannate in via definitiva è del 19,4 per cento. In Inghilterra e Galles del 16,4 per cento. Peggio di noi tra i paesi europei solo Danimarca e Paesi Bassi, dato che si spiega con la questione migranti[2].

Cresce anche il numero di detenuti in custodia cautelare, al 30 giugno 2016 erano 9.120 i detenuti in attesa di primo giudizio, contro gli 8.878 di un anno prima, i ricorrenti in Cassazione al 30 giugno 2016 erano 3.841, contro i 3.107 di un anno prima.

Misure alternative e recidiva

Nell’anno 2015 lo 0,79% delle persone che scontavano una misura alternativa ha commesso un nuovo reato, a fronte del 0,76% nel 2014 e lo 0,92% nell’anno precedente. Percentuali irrisorie, a testimonianza del fatto che investire sulle misure alternative conviene e non mette a rischio la sicurezza[3].

Il Garante evidenzia come  occorrano “modelli organizzativi funzionali“ per  “l’effettivo reinserimento sociale del condannato, riducendo così il rischio di recidiva. L’Italia ha infatti un triste primato: il sistema dell’esecuzione penale è tra i più cari d’Europa ed è anche quello che ha il più alto tasso di recidiva. Inoltre, è un dato statisticamente certo che, se si schiudono le porte del carcere adottando misure alternative, il reato si riduce al 17%, mentre è del 67% se la detenzione viene scontata dietro le sbarre fino a fine pena“.

Salute mentale in carcere

La salute mentale in carcere: la riforma incompiuta – Rispetto a chi è nel sistema penitenziario si calcola che oltre il 50% dei detenuti assume terapie farmacologiche per problemi psichiatrici. La normativa prevede la creazione di appositi servizi di assistenza psichiatrica in carcere e l’apertura di reparti di “Osservazione psichiatrica”, sezioni specializzate nell’osservazione e nella cura dei detenuti affetti da patologie psichiatriche per stabilire la loro compatibilità con il regime penitenziario.

Pensiamo, poi, alla composizione della popolazione carceraria, la maggior parte appartiene a classi disagiate, circa 15.000 detenuti sono registrati come disoccupati e di circa 25.000 non si conosce neanche l’occupazione. La repressione penale quindi, insiste per la maggiore, su quella fetta di popolazione considerata improduttiva o comunque non integrata, e il carcere rappresenta l’unico mezzo a disposizione del sistema per creare una sorta di muro tra il bene e il male, tra integrati e non integrati.

Opportunità di lavoro

Una delle principali cause che impediscono ai detenuti di mantenere la dignità di esseri umani è la mancanza cronica di opportunità di lavoro e formazione che dovrebbe essere garantita per legge a tutti i detenuti condannati. Questo è un elemento essenziale che permette ai detenuti di costruire un reinserimento sociale a fine pena.

Su questo versante c’è stato un taglio draconiano delle risorse ministeriali, impedendo un allargamento dei progetti virtuosi che hanno interessato alcune carceri italiane.

Le esperienze che sono state portate avanti in questi anni dimostrano come l’inserimento lavorativo dei soggetti sottoposti a misure penali, rappresenti uno strumento efficace di reinserimento sociale e un importante strumento contro la reiterazione dei reati da parte degli stessi soggetti.

L’investimento sull’inserimento lavorativo dei detenuti è una risposta importante quindi, contro il problema della criminalità e un ritorno altrettanto importante in sicurezza sociale.

Questa situazione si riflette anche sulla qualità del lavoro degli agenti della polizia penitenziaria, costretti a lavorare in un contesto a volte difficilissimo, e che spesso riduce il loro lavoro quasi a una semplice guardiania.

La situazione del carcere di Badu e Carros

imagesIl Garante dei detenuti nelle sue relazioni ha evidenziato alcuni miglioramenti nella situazione carceraria a Badu ‘e Carros ma anche delle criticità, che sono comuni alla maggior parte delle carceri italiane. La situazione del carcere di Badu e Carros solo in parte si allinea ai dati nazionali. In particolare facendo un confronto tra la relazione del Garante anni 2012 – 2014 e quella del 2015 risulta che alcuni problemi si sono risolti ed altri no.

Sovraffollamento

Il sovraffollamento assoluto non è un vero problema, situazione migliorata nel 2015, infatti a fronte di una disponibilità di 205 posti letto disponibili nel 2015 avevamo a Baddu e Carros 168 detenuti (1961 maschi e 7 femmine). Alla data attuale i carcerati risultano essere 170 di cui 8 terroristi jihadisti.

Permane però il problema del “sovraffollamento relativo” “in quanto non ancora risolto il problema degli ergastolani che di diritto dovrebbero stare in una cella singola o di coloro che per motivi di salute hanno necessità di spazi particolari“. Gli spazi rimangono angusti e vi sono celle in cui sono costretti a vivere 4 – 5 detenuti assieme.

Strutture e socializzazione

Permangono nel carcere di Badu e Carros problemi di strutture adatte per una maggiore vivibilità e socializzazione. Il garante evidenzia come “anche nel carcere di Badu ‘e Carros si è provveduto a realizzare il regime aperto delle celle e la sorveglianza dinamica. Nella sezione di Media sicurezza le celle vengono tenute aperte fino ad 11 ore giornaliere (quindi oltre le 8 ore contenute nelle Raccomandazioni europee) ed i detenuti possono incontrarsi e svolgere attività risocializzanti. Nel circuito Alta sicurezza invece non è stato possibile mettere in atto tale modalità in quanto mancano gli ambienti comuni, gli spazi e la struttura architettonica tradizionale – costituita da lunghi ballatoi su cui si affacciano le celle – non consente la permanenza al di fuori delle celle di più persone contemporaneamente“.  Quindi strutture carcerarie poco adatte[4].

Tutela della salute

Pare migliorato l’aspetto riguardante la tutela sella salute in particolare “dopo il passaggio dalla Sanità penitenziaria a quella regionale è stato possibile intensificare i contatti con la dirigenza aziendale, con i responsabili dei servizi, con la dirigenza sanitaria del carcere e gli operatori dell’area medica che hanno dato sempre il massimo di collaborazione“. Ma permangono parecchi problemi, allo stato attuale per esempio risultano per gli attuali 170 detenuti solo una psichiatra ed una psicologa.

Benessere mentale

Anche il Garante pone l’attenzione al “benessere mentale dei detenuti: la salute psicologica e le patologiedownload-1 psichiatriche sono infatti un tema di rilevanza enorme durante il periodo di sconto della pena. Le patologie da “prigionizzazione” sono ben conosciute e meritano un’attenzione che va al di là degli aspetti strettamente clinici. Parallelamente alla questione disagio psicologico e psichiatrico viaggia la questione legata ai suicidi  e agli atti autolesionistici che sono un vero e proprio fantasma che alita nella mente di chi vive a contatto con dei detenuti”. Su questa situazione generale il Garante evidenzia come “Badu ‘e carros non è un grosso carcere e la presenza numerica contenuta aiuta molto a mantenere sotto controllo la situazione”.

Tema del lavoro

Fondamentale per la risoluzione di tanti problemi il tema del lavoro: “la carcerazione soprattutto del capo famiglia induce il più delle volte uno stato di impoverimento dell’intero nucleo familiare soprattutto quando il detenuto era la principale fonte di reddito. In quest’anno (si parla del 2015) sono state numerose le segnalazioni di famiglie con reali problemi di sopravvivenza in seguito alla carcerazione di chi provvedeva al suo sostentamento.  Il problema del lavoro pertanto … è una delle necessità più sentite e portata all’attenzione dei colloqui con il garante. Lavorare, anche se con una retribuzione minima consente al detenuto di non pesare sulla famiglia provvedendo a se stessi; lavorare consente inoltre di accedere al sopravvitto (evitando di cadere in forme di dipendenza gerarchica tipica degli ambienti malavitosi) e di apprendere un mestiere”.

Il Garante evidenzia come “Vale la pena ricordare che il lavoro, oltre che restituire dignità e consentire di  sentirsi capaci di provvedere a se stessi incide notevolmente sulla recidiva. Questa incide solo dell’1% per chi è inserito nel circuito produttivo, del 19% per chi fruisce di misure alternative e del 68% per chi sconta l’intera pena in carcere“.

Purtroppo però anche a Badu ‘e Carros “Il tasso di coloro che lavorano dentro le mura resta tuttavia irrisorio rispetto ai presenti”.

Il garante analizza la nostra realtà territoriale in cui “il lavoro all’esterno offerto dall’imprenditoria locale e da aziende è pressoché inesistente: la crisi del welfare e dell’economia del territorio è divenuta ancora più critica che in passato e non esiste nella nostra città, così come in altre realtà del territorio, uno sportello cui fare riferimento per l’incontro tra domanda ed offerta, né un’offerta legata a cooperative di detenuti“.

Ma sopratutto pone l’accento sul fatto che “Non è stato vinto ancora il vincolo della diffidenza verso chi ha patito il carcere e numerosi sono coloro che hanno terminato la pena (soprattutto giovani) che si rivolgono al garante per avere consigli, indicazioni su come affrontare il problema della disoccupazione”.

Portavoce M5S Nuoro

Tore Lai

 

Detenuti presenti e capienza regolamentare degli istituti penitenziari per regione di detenzione. Situazione al 31 dicembre 2016

Regione
di
detenzione

Numero
Istituti
Capienza
Regolamentare
(*)
Detenuti
Presenti
di cui
Stranieri
Detenuti presenti
in semilibertà (**)
Totale Donne Totale

Stranieri

ABRUZZO 8 1.592 1.740 68 210 11 1
BASILICATA 3 416 540 12 95 4 0
CALABRIA 12 2.661 2.651 42 547 22 1
CAMPANIA 15 6.114 6.887 331 904 144 3
EMILIA ROMAGNA 10 2.797 3.270 144 1.600 32 9
FRIULI VENEZIA GIULIA 5 476 614 20 248 14 2
LAZIO 14 5.237 6.108 402 2.687 58 4
LIGURIA 6 1.104 1.365 61 706 27 4
LOMBARDIA 18 6.120 7.814 413 3.593 54 7
MARCHE 7 852 783 15 262 13 1
MOLISE 3 263 341 0 96 3 0
PIEMONTE 13 4.038 3.843 131 1.739 53 10
PUGLIA 11 2.340 3.182 164 464 67 1
SARDEGNA 10 2.632 2.137 52 532 30 0
SICILIA 23 6.257 6.032 131 1.348 82 3
TOSCANA 17 3.338 3.276 115 1.567 121 37
TRENTINO ALTO ADIGE 2 508 426 20 300 1 0
UMBRIA 4 1.339 1.318 46 426 19 4
VALLE D’AOSTA 1 181 145 0 101 1 0
VENETO 9 1.963 2.181 118 1.196 31 7
Totale nazionale 191 50.228 54.653 2.285 18.621 787 9

Fonte: Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato – sezione statistica

[1] I dati disponibili più recenti (al 31 dicembre 2016) indicano che i detenuti nelle carceri italiane sono 54.653 (stranieri sono 18.620), di cui condannati per reati di droga sono 18.491 (6.722 stranieri). Si tenga conto che sempre in base agli ultimi dati disponibili (31 dicembre 2016), i detenuti usciti dalle carceri italiane per effetto della legge 199/2010 sono 20.522 (6.347 stranieri) (Fonte: Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato – sezione statistica) –

[2] È quanto evidenzia il dodicesimo rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione presentato a Roma il 15 aprile del 2016, http://www.internazionale.it/notizie/2016/04/15/italia-carcere-antigone. Antigone è un’associazione politico-culturale a cui aderiscono prevalentemente magistrati, operatori penitenziari, studiosi, parlamentari, insegnanti e cittadini che a diverso titolo si interessano di giustizia penale.

[3] “Antigone nelle carceri italiane“ pre-rapporto 2016 sulle condizioni di detenzione Roma – 28 luglio 2016

[4] Il Garante lamenta come “Molti dei casi  in cui l’attenuazione dei diritti, quand’anche la mancata osservanza dei diritti derivati da norme e disposizioni” lo hanno portato “a intensificare la sua azione e le sue richieste alla Direzione generale detenuti e trattamento per sollecitare delle risposte o avere chiarimenti in merito soprattutto alle indicazioni contenute nella circ. 3654/6104 del 2013“ (principio di territorialità).

 

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