IL PD MENTE SUL #GLIFOSATO E SI COSTRUISCE L’ALIBI PERFETTO

IL PD MENTE SUL #GLIFOSATO E SI COSTRUISCE L’ALIBI PERFETTO

Il Parlamento Europeo ha scelto di calpestare il volere e la salute di 500 milioni di cittadini europei. Il parlamento Europeo sostiene il rinnovo del glifosato per altri 7 anni. Un risultato incredibile che ci lascia sgomenti. Solo qualche settimana fa, la Commissione Ambiente a Bruxelles aveva votato compatta contro qualsiasi tipo di concessione, sposando la linea del Movimento 5 Stelle. Ma qualcosa è cambiato nel corso delle settimane. Il comportamento delle forze del centrodestra italiano non merita nemmeno menzione, dato che Forza Italia e NCD hanno votato tutti gli emendamenti che hanno distrutto quella che doveva essere un’obiezione (ovvero il blocco immediato) al glifosato. Molto ambiguo, invece, è stato il comportamento del Partito Democratico, che sulla vicenda è riuscito a costruirsi il perfetto alibi politico. Il PD dice di aver votato contro il rinnovo per altri 15 anni dell’uso in agricoltura del glifosato, pesticida definito “probabilmente cancerogeno” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In realtà nel testo definitivo della risoluzione approvato in plenaria con il sostegno dei deputati del PD, si chiede alla Commissione di consentirne l’utilizzo per altri 7 anni. A spostare l’ago della bilancia è stato l’emendamento 11, proposto dal PPE (con Forza Italia e NCD) e votato dalla maggioranza del Parlamento Europeo. Proprio su questo emendamento – quello dei 7 anni – l’S&D (ovvero il gruppo politico a cui fa capo il PD) si è spaccato. Gli spagnoli hanno deciso di appoggiarlo, garantendo la maggioranza, mentre gli uomini di Renzi si sono opposti. Il testo così emendato, con i 7 anni di concessione al glifosato, è giunto al voto finale, dove il Partito Democratico ha deciso di votare in massa appoggiandone la forma finale.

L’ambiguità di questo comportamento è un insulto all’intelligenza e, soprattutto, un pericoloso gioco di semantica. Viene chiamata “obiezione” quella che, con gli emendamenti proposti, è diventata una “concessione” o “proroga”. La mozione originaria era stata pensata per chiedere alla Commissione di applicare il principio di precauzione, negando il rinnovo, e non per fornire un paracadute alla Commissione Europea in modo da arrivare in sede di comitato (dove realmente si decide assieme agli Stati membri la sorte del glifosato) proponendo 7 anni forte del sostegno del Parlamento. Votando sì al testo finale il Partito Democratico non ha votato un’obiezione come sarebbe dovuta essere in origine, ma una proroga. Sarebbe stato di gran lunga meglio che il Parlamento Europeo, su un testo così modificato, bocciasse tutto, lasciando la partita nelle mani degli Stati membri. Ora, invece, anche l’unico organo democraticamente eletto dell’UE – che rappresenta 500 milioni di cittadini – ha dato parere favorevole al rinnovo. La diatriba sul glifosato segue le norme di comitologia con atti d’implementazione, su cui il PE non ha diritto di veto (a differenza degli atti delegati) e pertanto la risoluzione, a prescindere dal contenuto, é solo un testamento politico. In questa circostanza, però, la Commissione Europea potrebbe trovarvi una sponda per forzare il rinnovo, vista soprattutto la storia contorta del glifosato tra le istituzioni europee. Se fosse passata una risoluzione per chiedere di non rinnovare l’autorizzazione, come era in origine, la Commissione avrebbe presumibilmente continuato sulla sua strada, sostenendo la mancanza di competenza del Parlamento. Ma sarebbe di certo stata ulteriormente indebolita.

Sono numerosi gli esponenti del Governo Renzi che si sono ripetutamente espressi a favore del blocco totale del glifosato. Si era arrivati a parlare anche di una sorta di “Piano Nazionale Glifosato Zero”. Citiamo ad esempio il Ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina, il Ministro della SaluteBeatrice Lorenzin, o ancora il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Per non parlare di tutti gli eurodeputati. Tra loro Paolo De Castro aveva addirittura affermato settimane fa, in diretta TV, che il glifosato era già stato fermato dal Parlamento Europeo. E che, quindi, gli italiani potevano dormire sonni tranquilli. Lui non si è nemmeno presentato in aula. Inoltre, sotto il profilo scientifico, il rinnovo per 7 anni non ha alcun senso: le incertezze sul pesticida sono già una realtà che parte dalla diatriba IARC/EFSAsulla cancerogenicità del principio attivo e delle miscele commerciali passando per la mancanza del pronunciamento da parte dell’ECHA sulle proprietà d’interferenza endocrina fino ad arrivare alla mancanza di un attento esame dell’impatto su ambiente acquatico. Una mancanza, quest’ultima, che era stata messa in evidenza proprio dai tecnici italiani nel tavolo di concertazione MIPAFF, MISAN, MISE e MATTM.

La schizofrenia del PD può comunque essere arginata. Gli uomini di Renzi, che cercano oggi di difendere un voto che gioca sulla semantica (obiezione VS proroga), possono mostrare ancora una volta di essere contrario al glifosato in modo chiaro e senza ambiguità. Il Governo può ancora applicare la mozione del M5S, votata alla Camera lo scorso 27 ottobre, che impegna l’esecutivo ad eliminare l’uso del glifosato in agricoltura tutelando così l’ambiente e la salute dei cittadini italiani. Su un pesticida così pericoloso, e così remunerativo per la multinazionale Monsanto, non ci possono essere equivoci politici e giochi di semantica spicciola.

ECCOVI UNA BREVE CRONISTORIA DEL GLIFOSATO
Attualità: il verdetto finale della plenaria di Strasburgo condanna l’Europa. Il glifosato viene rinnovato per altri sette anni. Ora la Commissione Europea può fare sua la posizione del Parlamento in sede di comitato.

Il rinvio e il voto in Commissione Ambiente: il parere contrario nei comitati di diversi Paesi tra cui Francia, Olanda, Svezia e Italia avrebbe probabilmente posto fine alla storia del glifosato. Ma il voto finale viene rimandato. La Commissione Ambiente, intanto, boccia ufficialmente il glifosato con un voto schiacciante.

La condanna delle Istituzioni: Il Mediatore Europeo ha condannato le pratiche della Commissione Europea in materia di autorizzazioni al glifosato, giudicando le stesse non sicure e non in conformità con la legislazione in materia.

La potenza della Monsanto: un mese fa la Monsanto fa causa alla California, che vorrebbe iscrivere il glifosato nelle sostanze potenzialmente cancerogene. Un assaggio di quello che potrebbe accadere anche in Europa, specialmente con la clausola ISDSinserita nel TTIP. Sempre un mese fa vengono trovate tracce di glifosato nelle birre tedesche. Non stiamo parlando di piccoli numeri: sono 14 le marche di “bionde”, tra cui Beck’s, Paulaner e Franziskaner, in cui sono stati rilevati concentrazioni fino a 300 volte il limite consentito dalla legge per l’acqua potabile.

La battaglia dei portavoce a Bruxelles: il primo dicembre la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo decide di non autorizzare alcuni mais OGM resistenti al glifosato. Tre giorni dopo, con un atto di forza, la Commissione Europea autorizza i mais OGM, preoccupata che un voto contrario definitivo rallenti ulteriormente i trattati sul TTIP. Il 16 di dicembre la plenaria del Parlamento Europeo conferma il voto della Commissione Ambiente contro l’autorizzazione ai mais OGM, che nel frattempo sono però stati già autorizzati dalla Commissione Europea. Il volere di 500 milioni di cittadini viene così calpestato.

La risposta degli scienziati: in risposta 100 scienziati indipendenti hanno scritto una lettera indirizzata alla Commissione Europea, per contestare il parere dell’EFSA sulla base del quale si sta per garantire il rinnovo della commercializzazione del glifosato a livello comunitario.

Il cavallo di Troia dell’EFSA: a novembre dello scorso anno l’EFSA, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, ha giudicato il glifosato come “probabilmente non cancerogeno”. È stato questo il cavallo di troia, per la Monsanto e la Commissione Europea, con cui si è deciso di sovvertire la ragione. I dati che hanno portato a questa conclusione, abilmente strumentalizzata, sono stati forniti dalle stesse aziende che il glifosato lo producono. Senza essere pubblicate su riviste scientifiche con revisione dei pari.

Il giudizio dello IARC: a luglio 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità giudica il glifosato come “possibile cancerogeno” per l’uomo. Gettando un’ombra sul diserbante più utilizzato al mondo in campo agricolo, prodotto dalla multinazionale Monsanto.

Fonte: M5S Europa


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