Centro Polifunzionale – Altra batosta per Nuoro?

Centro Polifunzionale – Altra batosta per Nuoro?



come abbiamo denunciato in Consiglio l’orizzonte non è roseo:

Dirigenti super pagati, revisori, etc. nessuno si è accorto di nulla, nessuno ha sbagliato? Di chi è la colpa dell’elevato numero di crediti non riscossi ed anticipati, dell’elevato numero di crediti verso enti finanziatori a fronte di somme già pagate dal comune, della scarsa capacità di riscossione delle entrate, del ritardo di incasso di somme dovute per la tassa rifiuti, della indeterminatezza dei flussi di entrata, del pagamento di ingenti somme per debiti fuori bilancio, della mancata riscossione di oltre 2 milioni di euro nei confronti del Ministero della Giustizia?”

In questi giorni lo ha ricordato anche “La Nuova Sardegna” (che non se lo è chiesto troppo durante la guida PD)


nuova ieriSta per concludersi il contenzioso giudiziario tra la ditta costruttrice e il Comune.
La Bosazza srl chiede un risarcimento di due milioni e 800mila più gli interessi

Centro Polifunzionale,
l’incompiuta mangiasoldi

NUORO Una nuova tegola giudiziaria incombe sulle Comune, e stavolta le conseguenze sarebbero tali da causare il dissesto totale delle casse dell’amministrazione. In una parola, la bancarotta. Entro l’anno, il tribunale di Nuoro dovrà pronunciarsi sul contenzioso che oppone l’impresa di costruzioni Bosazza all’amministrazione comunale. La società cagliaritana si è infatti rivolta ai giudici, ormai nove anni fa, per ottenere dal Comune un risarcimento di due milioni 809mila euro (più la rivalutazione degli interessi: in totale circa cinque milioni) per “gravi inadempienze contrattuali” nell’appalto dei lavori di costruzione del centro polifunzionale di via Roma. Parliamo dell’incompiuta simbolo della storia recente della città (neppure così recente: la costruzione è cominciata nel 1980). Concluso nel 1999, l’edificio è rimasto sostanzialmente un’imponente scatola vuota utilizzata per esposizioni o fiere per brevissimi periodi. Costato diversi milioni di euro, neppure quantificabili visto che la sua realizzazione ha richiesto decenni, il centro polifunzionale si è rivelato nei fatti un edificio ingestibile per le notevoli dimensioni e per i costi necessari al suo funzionamento. Basti pensare che la gara d’appalto per la gestione, bandita nel 2014, pur stabilendo un canone simbolico di appena diecimila euro l’anno, è andata deserta e non è stata più riproposta. La vecchia Rotonda. Ma come nasce il contenzioso con l’impresa Bosazza? Per capirlo bisogna fare un bel passo indietro, e tornare appunto al 1980, quando l’amministrazione in carica (erano i tempi del pentapartito) decide di costruire un centro “polivalente” dove sino a cinque anni prima sorgeva il carcere ottocentesco noto come la Rotonda. Nelle intenzioni sarebbe dovuto diventare un teatro civico. L’impresa Bosazza si aggiudica l’appalto del primo lotto dei lavori per un miliardo e 775 milioni di vecchie lire (secondo i parametri di rivalutazione Istat circa quattro milioni e mezzo di euro di oggi). Siamo nel novembre 1980 e la consegna è prevista per un anno e mezzo dopo. In realtà, secondo il costume dell’epoca, i lavori vengono sospesi appena quattro mesi dopo per la prima perizia supplettiva e di variante. Motivazione ufficiale? Adeguare scavi e opere di consolidamento. In realtà resteranno sospesi sino al giugno 1982, dunque per 461 giorni. Il caso Bellodi. Riprendono, ma c’è la seconda perizia di variante: nuova sospensione, stavolta di 477 giorni. Il cantiere riapre nel gennaio 1984, ma il Comune fa sapere di non avere più copertura finanziaria a causa della revisione dei prezzi e dell’aumento dell’Iva intervenuti nel frattempo. È davvero questo il motivo? È bene ricordare che all’inizio del 1985 scoppia il caso Armando Bellodi, incentrato sulla figura del ragioniere capo del Comune accusato di condizionare appalti di opere pubbliche e intascare buona parte dei miliardi a essi destinati. A parte lo scandalo e la vicenda giudiziaria che ne seguì, l’ammanco e lo scossone furono tali che per anni gli amministratori di turno, anche di fronte alla richiesta di riparare una buca stradale, allargavano le braccia sconsolati: «Non abbiamo fondi, sapete, il caso Bellodi». La transazione. Si arriva così alla terza sospensione dei lavori, la più lunga: 2042 giorni. Proprio nel 1985 l’impresa Bosazza avanza la prima richiesta di risarcimento dei danni a suo avviso subiti a seguito delle ripetute interruzioni (un miliardo 871 milioni di lire, circa 4 milioni di euro di oggi). Nasce un contenzioso che si risolve nel 1990 con una transazione sulle richieste avanzate e con l’impegno, da parte del Comune, di assegnare alla stessa impresa il secondo lotto, quello considerato conclusivo, del centro polifunzionale. I lavori riprenderanno nel settembre 1990, e andranno avanti a singhiozzo sino al 1999, anno della conclusione, o presunta tale, dell’opera pubblica (giorni totali di sospensione dei lavori: 5303, più di 14 anni) . La legge Merloni. È proprio attorno all’aggettivo “conclusivo” che ruota tutta la vicenda giudiziaria odierna, avviata nel 2007 e della quale sinora di sono occupati ben sei giudici. Nel 2003 infatti l’amministrazione comunale bandisce un’altra gara d’appalto per l’«adeguamento e completamento» del centro polifunzionale. Se lo aggiudica, per l’importo di un milione 878mila euro, l’impresa Consapro. La Bosazza protesta: ma il lotto conclusivo non spettava a noi? Perché ne è spuntato un terzo? Da qui la decisione di rivolgersi al tribunale, per far valere le proprie ragioni su quella che ritiene la violazione di un accordo. Dal canto suo il Comune sostiene, attraverso i suoi legali, che l’accordo è stato più che onorato, e che inoltre le norme intervenute nel frattempo (la legge Merloni del 1994) avrebbero reso impossibile l’affidamento diretto tramite trattativa privata alla Bosazza, che fra l’altro non aveva neppure partecipato alla gara d’appalto per il terzo lotto. Chi la spunterà?


nuova oggiUltimati di recente i lavori appaltati dalla giunta Bianchi
Nel 2014 stanziati 395mila euro

per la Galleria comunale

Il centro è arredato
con sedie da 700 euro
ma resta inagibile
NUORO Il centro polifunzionale via Roma come un’incompiuta mangiasoldi. Sì, ma quanti? Un calcolo esatto non è possibile perché dalla progettazione di questo edificio imponente al centro della città, inutilizzato e forse inutile, sono passati quasi quarant’anni. Ha attraversato due secoli, quello che nel 1980 doveva essere un teatro civico, l’importo dei lavori è passato dalla lira all’euro, ed è cresciuto di inflazione in inflazione. Quindici milioni di euro, forse più? La cifra non è lontana dalla realtà, perché a scorrere le carte della causa milionaria che oppone al Comune la ditta che realizzò il primo e il secondo lotto, la Bosazza srl, spunta una quantità innumerevole di riserve e perizie supplettive, cioè di spese sopravvenute rispetto a quanto pattuito nell’appalto originario, che hanno fatto lievitare paurosamente i costi, e forse anche i tempi della costruzione. Conclusa, almeno sulla carta, nel 1999, dunque vent’anni dopo l’inizio dei lavori. Pozzo senza fondo. Ma 36 anni dopo l’11 novembre 1980, giorno di apertura del cantiere, può davvero considerarsi concluso il centro polifunzionale di via Roma? No, probabilmente. E non solo perché nel 2003 l’amministrazione in carica (sindaco Mario Zidda) bandì una terza gara d’appalto per l’adeguamento e il completamento dell’edificio (proprio l’atto che ha portato l’impresa Bosazza a rivolgersi al tribunale), per un importo di un milione 878mila euro. Non è concluso perché a guardar bene di gara d’appalto ce n’è stata una quarta, e non è affatto quella definitiva. Nel 2012, infatti, l’amministrazione comunale (sindaco Sandro Bianchi) decise di dirottare due milioni di un finanziamento regionale con fondi Pia, destinato al “completamento” del centro polifunzionale, al più urgente e necessario consolidamento della scuola media n.1 Pietro Borrotzu, in via Gramsci. La rimodulazione, questo il termine tecnico, fu resa possibile perché la Regione autorizzò il Comune a utilizzare «le economie di spesa derivanti dal finanziamento regionale di 4.131.655,19 euro ottenuto per il “Completamento del centro polifunzionale di Nuoro” concluso con economie pari a 1.581.978,37 euro», come riportava un comunicato della stessa Regione. Una volta tanto, insomma, il Comune di Nuoro si sarebbe dimostrato oculato nel continuare a versare milioni nel pozzo senza fondo di via Roma. Mobili a caro prezzo. Ma è andata davvero così? Non proprio, perché la stessa giunta Bianchi nel settembre 2014 bandì una gara d’appalto per i “lavori di arredo della galleria d’arte comunale nel centro polifunzionale di via Roma”. Pochi mesi prima la giunta ne aveva affidato la progettazione all’architetto Giovanni Dessì. L’importo complessivo ammontava a 395mila euro, così suddivisi: 291mila iva compresa all’impresa che si era aggiudicata l’appalto, la ditta Sanna srl di Oliena (non proprio del settore: è specializzata in movimento terra); 40mila al progettista e il resto per imprevisti a disposizione dell’amministrazione. Il gruppo consiliare Idea Comune, all’opposizione, aveva denunciato quello che riteneva uno spreco: l’arredo prevedeva infatti panche del costo di tremila euro ciascuna, sedie ognuna da 700 euro, 15 mila euro per la realizzazione di 30 sedili di legno per i gradoni nella piccola sala teatrale (500 euro l’uno). Ancora, duemila euro per una scrivania, 22mila per il sopralzo in legno del parapetto (mille euro al metro secondo le stime di Idea Comune), più 30mila euro per “pannelli amovibili”. Nel giugno 2015 il sindaco Bianchi ha lasciato obtorto collo il testimone ad Andrea Soddu, ma nel frattempo l’appalto è andato avanti, e i lavori sono stati completati qualche settimana fa. Si aspetta la prossima mostra di beneficenza per poterli ammirare, ma ci vorrà l’autorizzazione temporanea del Comune: il centro polifunzionale infatti è ancora privo di agibilità, una cosetta da niente.
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