Sanità sarda tra riforma e nomine politiche

 


1-sanita-bocciataSi deve ricordare che la sanità sarda è commissariata da quando sono stati previsti i Piani di Rientro, introdotti dalla legge finanziaria del 2005, che disponevano per le regioni in disavanzo, come la Sardegna, di procedere ad una ricognizione delle cause dello squilibrio economico e all’elaborazione di un programma operativo di riorganizzazione.

I dati statistici odierni sulla sanità dimostrano che la Sardegna continua ad avere prestazioni negative che la pongono tra le regioni meno efficienti e quindi i cittadini sardi non sono ovviamente soddisfati della assistenza sanitaria.

Ora si cerca di risolvere lo stato disastroso con una ennesima nuova riforma sanitaria, con la previsione della Azienda per la Tutela della Salute (ATS) nata il 1° gennaio 2017 con sede a Sassari, che sarà sede centrale dell’azienda. Al di sotto dell’Azienda per la Tutela della Salute ci saranno otto aziende socio sanitarie locali (ASSL), corrispondenti ai territori delle vecchie Asl.

La asl unica dovrebbe mettere al centro il cittadino riuscendo finalmente a creare un sistema efficiente sia a livello ospedaliero che a livello di assistenza territoriale. I proclami in cui per esempio si parla di una diminuzione della spesa sanitaria con l’accentramento in una unica centrale regionale di committenza dovrà essere verificata nei fatti. Accentrare non è di per se certezza di risparmio ed efficienza.

Per ora i dati dicono che la Sardegna è tra le regioni meno efficienti con scarsa fiducia dei cittadini sulla nostra sanità con persone che rinunciano a curarsi anche a causa delle lunghe liste di attesa. Solo il 30% dei sardi risulta soddisfatto del nostro sistema sanitario mentre la Sardegna risulta ben posizionata tre le regioni con i più alti costi dei manager evidenziando come non vi è alcuna attinenza tra retribuzione e risultati ottenuti.

Non stupisce quindi che le polemiche di questi giorni invece di parlare di come rendere più efficienti i servizi vedano l’assessore Arru rispondere alle diatribe del PD e degli alleati in riferimento alle nomine dei direttori per le otto nuove Assl. Ognuno a rimproverare all’altro non il merito ma la vicinanza politica.

Per essere credibile la riforma sanitaria in Sardegna deve eliminare posti dirigenziali super pagati ed avere più operatori sanitari. A sentire i politici sardi tutti dicono che le nomine Asl devono essere fatte senza appartenenza politica. Ed allora perché siamo a ricorsi Tar, richiesta di dimissioni di assessore alla sanità e minacce di uscita dalla maggioranza?

Nel “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa c’è ancora una verità italiana che temiamo ben si possa applicare alla ennesima riforma sanitaria in Sardegna: tutto cambia perché nulla cambi. Ossia: se tutto cambia esteriormente, tutto rimane com’è; se tutto rimane com’è, tutto può cambiare interiormente: «tutto deve cambiare perché tutto resti come prima».

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Portavoce M5S Nuoro

Tore Lai

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