Vertenza entrate: Così la Sardegna diventa l’isola dell’azzardo

Vertenza entrate: Così la Sardegna diventa l’isola dell’azzardo

Lo stato paga e pagherà  i debiti con i proventi del gioco d’azzardo e la regione  esulta!!!

azzardoI forzieri pubblici piangono? C’è una Regione che da dieci anni ormai batte cassa allo Stato, perché i soldi che rivendica sono rimasti solo una promessa, un impegno, e non si sono mai visti? Arriva il bancomat dei giochi, dell’azzardo legale, per risolvere il problema. Con soddisfazione, pare, di tutti. Della Regione ovviamente, che è a statuto speciale, la Sardegna. Ma anche del governo, che annuncia in un comunicato di Palazzo Chigi «la devoluzione, nell’ambito delle entrate erariali, della raccolta di tutti i giochi con vincita in denaro sia di natura tributaria sia di natura non tributaria».

Tradotto dal burocratese, significa che una robusta quota di quanto incassa il fisco dalla straordinaria offerta di “gioco legale” disponibile ormai ovunque,rimarrà nelle casse della Sardegna. Da ora in poi, di tutti i giochi, ma proprio tutti: dalle slot machine al lotto, dalle lotterie nazionali a quelle istantanee: per intendersi, Gratta&Vinci, miliardari o turisti per sempre che siano. Una montagna di soldi. È la Regione stessa che fa i conti: «In Sardegna entreranno fra i 130 e i 150 milioni in più all’anno e tutti i 900 milioni di arretrati rivendicati saranno pagati in 4 anni». Meno contenti i critici sui giochi, chi combatte contro una diffusione abnorme dell’“azzardo legale” e chi evidenzia i rischi di ludopatia legati, ad esempio, sia alle slot sia alle lotterie a risultato immediato. I Gratta&Vinci, per l’appunto.

Legare la risoluzione di una criticità finanziaria alle risorse erariali dei giochi non rappresenta una china preoccupante? La Sardegna, incamerando gran parte delle risorse erariali del settore, rischia di diventare l’Isola dei Giochi? Come conciliare serenamente la lotta alle ludopatie quando si sa che parte dei bilanci dipendono proprio da quelle entrate? «Noi – spiega Nicola Pusceddu, consulente della Regione in prima fila nel gestire la partita – abbiamo affrontato la questione esclusivamente dal punto di vista tecnico. D’altronde, questi sono soldi che lo Stato incassa e poi devolve, quindi è a livello nazionale che queste considerazioni devono essere poste».

Ma qual è la parte di incassi dell’Erario che finiranno alla Regione? Risponde lo stesso Pusceddu: «I sette decimi. Nell’accordo finale ci sono anche altre voci, ma non c’è dubbio che quella dei giochi rappresenti di gran lunga la più cospicua». È felice il presidente della Regione Francesco Pigliaru: «È a parola fine – dice all’agenzia specializzata Agipro – sulla lunga e complicata vicenda della vertenza entrate, sono felice di poter chiudere da presidente una partita che il governo di centrosinistra ha avviato 10 anni fa».

Perché la diatriba si trascina esattamente dal 2006. È l’anno dell’accordo tra l’allora governatore Renato Soru e il premier Romano Prodi. Modificava un articolo dello statuto e riconosceva alla Regione maggiori entrate tributarie: un totale di 5,8 miliardi. Poi, però, la questione si è arenata. Le norme di attuazione non sono mai state decise, la vertenza è rimasta aperta:non si mai riusciti a trovare un metodo per quantificare alcune voci.

Lo stallo, alla fine, è stato superato, grazie ai soldi dell’azzardo legale. La circostanza che la parola fine a tutta la complicata questione sia scritta proprio alla vigilia di una tornata elettorale amministrativa (si vota a Cagliari, a Olbia, a Carbonia, in 99 Comuni su 377) è sicuramente una coincidenza temporale.

Fonte : il Secolo XIX



L’UNIONE SARDA

L’accordo tra Governo e Regione è stato firmato a Roma dopo un lungo braccio di ferro


Entrate: All’Isola gli arretrati grazie alle entrate sui giochi “legali”

Arriveranno in gran parte dagli incassi dei giochi

-dal Lotto alle Slot Machine –

le risorse aggiuntive per la Sardegna garantite dall’accordo che ha chiuso la vertenza entrate

azzardo2

Precedente inchiesta sul PROJECT FINANCING Successivo Il “Texas poker holdem” in provincia è proibito